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Attentati a Bruxelles, a caccia dell’artificiere

 

ROMA – L‘Europa è ancora sotto shock, sente ancora il peso oppressivo degli attentati di Bruxelles che hanno provocato ben 34 morti e oltre 200 feriti, anche se il bilancio potrebbe salire ancora visto le condizioni gravi in cui versano alcune persone ricoverate.

Il clima che si respira, e non solo a Bruxelles,  è quello della paura, dell’incertezza in un buio pesto, lo stesso che ha avvolto i passeggeri della metropolitana quando cercavano una via di fuga attraverso i cuniculi sotterranei della capitale belga. Ora bisognerà fermare quanto prima gli autori di questa carneficina. Si guardano i filmati, ci si concentra sui singoli fotogrammi alla ricerca di particolari che possano far emergere elementi utili agli investigatori. Come i due uomini con i baffi e i folti capelli scuri che si aggirano con il carrello nello scalo belga, apparentemente tranquilli e che ora  sono stati identificati come i kamikaze della strage a Zaventem. Entrambi indossano tra l’altro dei guanti scuri che con molta probabilità servivano a nascondere il detonatore per innescare l’esplosione. Si tratterebbe dei fratelli El Brakraoui, di Bruxelles. I due, Khalid e Brahim erano noti ai servizi di polizia come esponenti della criminalità e non per fatti legati al terrorismo. Uno dei due, Khalid, aveva preso in affitto sotto falsa identità l’appartamento del 60 rue du Dries a Forest dove si era verificata la sparatoria con la polizia. La testimonianza del tassista che li ha portati allo scalo belga, precisa che i due non volevano che le loro valigie fossero toccate.

Ma ci sarebbe anche un terzo componente, ritratto in aeroporto con un cappello assieme ai due fratelli. Le ricerche ora si concentrano su di lui. Si tratta di Najim Laachraoui, il quale non si è fatto esplodere e che in un primo momento sembrava fosse stato arrestato. Notizia successivamente smentita, poichè in manette è finito un altro sospetto terrorista.

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Già noto alle forze dell’ordine, che avevano registrato un suo viaggio in Arabia Saudita e in Siria nel 2013, le impronte di Laachraoui sono state ritrovate in tutti i covi del Belgio e anche sulle cinture esplose a Parigi. Insomma è lui l’artificiere del gruppo con ogni probabilità.

In settembre era in Austria proprio con Salah Abdeslam, sotto il falso nome di Soufiane Kayal. La notte del Bataclan potrebbe essere stato uno dei coordinatori dei kamikaze, insieme a Mohamed Belkaid, l’algerino morto nel conflitto a fuoco bruxellese della scorsa settimana. Laachraoui, inoltre, secondo le autorità francesi, era stato in Ungheria nel mese di settembre con Salah. Di lui, 25 anni, si sa che era partito per la Siria nel febbraio 2013. Ricercato dal 4 dicembre, Laachraoui era fuggito usando la falsa identità di Soufiane Kayal a un controllo alla frontiera austro-ungherese mentre si trovava in auto con Salah, il kamikaze mancato di Parigi arrestato venerdì scorso, e Mohamed Belkaid.

Un italiana tra le vittime

Tra le vittime c’è anche una italiana. La Farnesina rende noto che le verifiche sono ancora in corso e che l’ambasciata italiana in Belgio è in contatto con la famiglia per l’assistenza relativa alle procedure di identificazione. La donna è una funzionaria europea di cui non si hanno più notizie da ieri mattina. «Era una donna che prendeva normalmente la metropolitana e dovrebbe essere tra le vittime della metro ma la violenza dell’esplosione ha reso le vittime irriconoscibili», ha riferito Maurizio Lupi. Servirà dunque l’esame del Dna per avere la certezza dell’identità.

Anche sulla strage della metro di Maelbeek, sono state fermate due persone ad una stazione vicina, quella di Gare du Nord, anche se non è detto che i due siano collegati con l’attentato.  Come è già noto gli attentati sono stati rivendiacati dall’Isis, i cui componenti ieri hanno espresso la loro soddisfazione per la riuscita dell’operazione terroristica. Il primo ministro dell’Interno belga ha proclamato tre giorni di lutto nazionale, anche se al momento le scuole restano aperte.

Da dazebao

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