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Con la storia delle nudità scultoree coperte ci siamo fatti ridere dietro

 

Una cosa è certa: con la storia delle nudità scultoree coperte per non dispiacere al primo ministro iraniano Rouhani, abbiamo fatto in giro per il mondo una figura molto meschina. A seconda delle regioni, una figura da cioccolatai, da pellai, da peracottari,  da pecorari, o da furbacchioni di provincia sempre pronti a compiacere in modo un po’ servile. Insomma ci siamo fatti ridere dietro. L’ospite l’ha qualificato come un “caso giornalistico”. Altri ha invocato la realpolitik, i ritrovati, promettenti  scambi con l’Iran, ecc. ecc. Che, per carità, si possono ben capire. Ma allora, conoscendo le politiche “proibizioniste”, spesso fortemente repressive, tuttora vigenti a Teheran e dintorni, si poteva e doveva organizzare una visita a luoghi d’arte dove non fossero esibite nudità femminili e maschili. Difficile ma non impossibile trovarne qualcuno. Certo non si potevano “mettere le braghe” ai nudi come pretese il successore di Paolo III Farnese con quelli vistosi della Cappella Sistina, chiamando un nuovo Daniele da Volterra ad espletare l’incarico censorio.

Del resto le nostre radici culturali sono etrusche, greche, romane, rimontano a società dove la bellezza era un valore essenziale. Dobbiamo considerarla “una colpa”. Ma per carità. Dobbiamo esserne orgogliosi. Ancor più penoso lo scaricabarile, fra Palazzo Chigi, Beni Culturali e ritorno, susseguente alla velatura delle statue nascoste da tanti separè come accade in certi locali “a luci rosse”, o meglio, spente. In realtà l’increscioso episodio – al di là della sua comicità involontaria – solleva tutta una serie di drammatici interrogativi. Sullo “snaturamento” della democrazia in Paesi dove la religione comanda sulla politica, sul costume, sulla vita quotidiana. A noi italiani che, per quanto riguarda lo Stato Pontificio, ce ne siamo liberati, a fatica, un secolo e mezzo fa (scarso per quanto riguarda Roma) e agli altri europei la commistione religione/politica, la sostanziale teocrazia, risulta incompatibile con la democrazia e coi suoi diritti fondamentali. Problema capitale che si riverbera ora nella convivenza, coabitazione o addirittura integrazione coi musulmani presenti a milioni nei nostri Paesi, con la loro concezione della donna e dei rapporti uomo/donna.

Mi ricordo quando a sinistra si esultava per la vittoria dell’ayatollah Khomeini dimenticando che erano stati governi laici, a partire da quello progressista di Mossadeq, a far crescere economicamente e culturalmente il Paese. Certo il regime dello Scià andava superato ma salvaguardando la laicità dello Stato. Non è stato così e lo è sempre meno in Paesi-cardine come la Turchia. Paesi dove la repressione della libertà di espressione è diventata accanita, dove nei confronti di ogni “diversità” è in atto una vera e propria campagna di odio e di persecuzione.

Gli scambi economici con Teheran sono necessari? Si doveva allora organizzare la visita di Rouhani in modo più accorto, evitando “incidenti” come questo che ci ha messo in burletta agli occhi del mondo civile. A che serve altrimenti la diplomazia se non ad evitare brutte figure con gli ospiti (ad evitarle a loro)?

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