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La questione spagnola e quella catalana. Come finirà?

 

Se c’è un Paese con il quale gli abitanti d’Italia,  altrimenti indicati sul pianeta come gli italiani, hanno avuto – nel lungo periodo – indubbie affinità storiche, caratteriali e culturali, questa è la Spagna attuale. E non soltanto per vicende lontanissime nel tempo come la   discesa dell’imperatore Carlo V nell’Italia divisa del Cinquecento né per la più vicina guerra civile di Spagna in cui gli italiani si schierarono o con la repubblica spagnola o con il dittatore Francisco Franco, secondo le   idee politiche che coltivavano, pro o contro i fascismi  che si erano sparsi, dopo la prima guerra mondiale, nel  vecchio  Continente.

Ma anche, o soprattutto, per tendenze culturali   profonde che ancora oggi si avvertono nei testi costituzionali vigenti dei due Paesi. E – dunque- quel che accade in terra di Spagna non può essere, né per noi è  di scarsa o nessuna importanza.

La legge fondamentale, o Costituzione della Spagna, dopo i quarant’anni di dittatura di Franco, il caudillo, approvata dopo la morte del dittatura il 20 novembre 1975, venne approvata, mentre era sul trono Juan Carlos di Borbone e governava il governo di Adolfo   Suarez Gonzales, fissando i diritti fondamentali dell’uomo come inviolabili, dando alla rappresentanza popolare l’esclusiva potestà legislativa e prevedendo un sistema elettorale proporzionale e ispirato ai principi democratici.

La sottocommissione per la bozza di costituzione   preparò un testo che venne approvato dal Congresso,  sottoposto a referendum e promulgato il 29 dicembre di quell’anno 1977. Una cosa importante del testo costituzionale è costituita dall’articolo 2 che include il diritto all’autonomia delle nazionalità e delle regioni che   integrano la nazione spagnola. La sovranità nazionale   permette l’elezione dei rappresentanti del popolo nel Congreso de los Deputados e nel Senado per suffragio universale di donne e uomini di età maggiore ai diciotto   anni, che danno la fiducia al governo proposto dal Re e  possono sfiduciarlo solo se contestualmente designano il suo successore (sfiducia costruttiva). Il potere   giudiziario è esercitato dai giudici, carica a cui si accede per concorso e da cittadini giurati scelti per sorteggio.   L’autonomia venne conferita anzitutto alle nazioni   storiche della Spagna quali la Catalogna, il Paese Basco, la Galizia e l’Andalusia, poi a più lentamente si andò  all’autonomia concessa  alle altre regioni.

Di qui è venuta la dichiarazione di indipendenza della   nazione catalana il 9 novembre 2015 approvata dal   parlamento di Barcellona dalla maggioranza indipendentista con 72 voti e che aveva contro i 63 voti degli altri  partiti. La reazione del governo nazionale di Mariano Rajoy sospese in maniera cautelare la decisione dei catalani e propose immediatamente ricorso al tribunale costituzionale che ieri con voto unanime degli undici   giudici della Corte ha annullato la dichiarazione di indipendenza della Catalogna accogliendo il ricorso del governo nazionale.  La sentenza non ha modificato la scelta di Barcellona che ha deciso di continuare avanti per la sua strada. Di qui una situazione difficile che non sappiamo come andrà avanti, una ferita nel cuore dell’Europa che   occorrerà in qualche modo curare.

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