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Esibizionismo in tv, a quando un’inchiesta disciplinare dell’Ordine?

 

Che forme di vergognoso esibizionismo vengano non solo ospitate ma anche incoraggiate dall’informazione spettacolo non credo vi siano dubbi. Per lo più si tratta di trasmissioni della tv commerciale, ma anche la RAI ha avuto qualcosa in merito da farsi perdonare. Basta notare, come fa anche Beppe Giulietti nell’articolo che segue, l’ostinazione con cui si continuano a invitare ai talk show gli oratori più sguaiati, nonostante ogni richiamo ipocrita a non sovrapporre le voci, ciò che rende quasi impossibile la comprensione di quello che si dice. Mi chiedo se, almeno per i casi più gravi, non sarebbe doverosa un’inchiesta disciplinare dell’Ordine oltre che della dirigenza aziendale. Tanto più che uno come Buonanno non è nuovo a questo tipo di sceneggiate. Ma in nome dell’auditel si arriva a investire denaro sulle emozioni perfino con testimonianze indotte. Non più di una settimana fa il Fatto Quotidiano ha scritto di come i familiari di Veronica Panarello,  la donna accusata di avere ucciso nel novembre dell’anno scorso  il suo bambino, Loris Stival, nel paese di Santa Croce Camerina, avrebbero ricevuto migliaia di euro per rilasciare interviste a trasmissioni televisive, soprattutto da parte delle reti Mediaset. Scrivevano gli inquirenti della squadra mobile locale che  “la morte di Loris per l’intera famiglia Panarello è diventata un business economico”. Carmela Anguzza e Antonella Panarello, rispettivamente madre e sorella di Veronica, “hanno trovato un’ottima risorsa economica nei proventi derivanti dalle loro partecipazioni ai programmi televisivi, nei giorni a seguire, mutando totalmente il contenuto delle loro dichiarazioni rese innanzi agli organi inquirenti. In presenza delle telecamere, fanno dichiarazioni totalmente contrastanti rispetto a quanto riferito”. Se tutto questo fosse vero, e starà ai giudici confermarlo, sarebbe davvero mettere anche sul conto degli autori televisivi qualcosa di molto simile al reato di corruzione? 

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