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E’ tempo di varare le unioni civili

 

Il maggior rischio che si corre a proposito della sacrosanta battaglia per una legge sulle unioni civili è che qualcuno pensi che è un problema che riguarda esclusivamente le unioni tra persone dello stesso sesso e ancor di più che, anche per questo, sia discutibile e inaccettabile l’adozione da parte di uno dei due coniugi che sopravvive all’altro quando si tratta appunto di unioni omosessuali.

Ora persino la decisione del giudice Deodato del Consiglio di Stato, che è stata ispirata da una chiara matrice conservatrice, ha dovuto dar atto che sono le altre Corti dell’Europa “ad imporre allo Stato di assicurare una tutela giuridica delle unioni omosessuali”.  E  proprio il Consiglio di Stato ha dovuto ricordare “la violazione da parte dello Stato italiano dell’articolo 8 della Carta dei diritti dell’ Uomo nella misura in cui (il nostro Paese) non assicura alcuna protezione giuridica alle unioni omosessuali”.

In questo senso, come si accennava prima, il pretesto di impedire la cosiddetta step child adoption  per le unioni civili omosessuali è da respingere e non è il caso di chiedere la scappatoia dei voti segreti o dei casi di coscienza soprattutto in una fase in cui il governo in carica  ha ipotizzato questioni di fiducia su controverse riforme elettorali e costituzionali. Peraltro già oggi esistono nel nostro Paese conclusioni in gran parte diverse da quelle del giudice del Consiglio di Stato, avendo il giudice ordinario (Corte di Appello di Napoli) ritenuta doverosa la trascrizione di un matrimonio tra omosessuali celebrato da cittadini francesi trasferitisi in Italia.

Insomma non mi sembra il caso, e non sono l’unico a pensarla così,  di portare in Europa la maglia nera del Paese più corrotto di 34 paesi dell’OCSE e nello stesso tempo accettare di essere la roccaforte conservatrice, medioevale che arriva a negare diritti civili elementari. Né delegare ai giudici una scelta che deve essere dei legislatori quando formulano una norma generale che vale per l’intera comunità. E dunque spetta oggi al parlamento di terminare l’iter incominciato ed arrivare al traguardo di unioni civili già presenti in gran parte dell’Europa più civile e moderna.

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