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Un vecchio ordine che crolla

 

Scandalo dell’auto, la UE sapeva dei test truccati, Repubblica. Rimbalza sui giornali italiani lo scoop del Financial Times, che il Caffè aveva segnalato ieri mattina. Alessandro Penati racconta il rapporto tra capitale privato (Porche, che due anni fa ha rastrellato un mare di azioni, per poi farsi “salvare” da Volkswagen), azionariato pubblico (il Land della Bassa Sassonia detiene il 20% dei titoli e dispone della golden share) sindacati che fanno parte del Consiglio di Sorveglianza. Già nel titolo, “Gordon Gekko a Berlino”, Penati ammette che il capitalismo dominante è proprio immaginato da Oliver Stone, nei suoi Wall Street, un capitalismo che non crea ma distrugge ricchezza, rende serva e frena la ricerca, tratta gli uomini come “scarti” mentre paga a dismisura i suoi sacerdoti, manager e trader che siano. In Italia dovrebbe esserci un milione almeno un milione di vetture truccate,. “Non vendete quelle auto”, il Corriere apre con l’ordine ai concessionari italiani della Volkswagen. Nel mondo rischiano di essere “richiamati” 11 milioni di automobili. Terremoto globale, con epicentro in Europa.

Finalmente Catalogna, sui giornali italiani. Oggi si vota e Junts pel Sì (indipendentisti e sinistra catalana) potrebbe ottenere il 40% dei voti controllando così, grazie a una delle tante leggi maggioritarie, il controllo del parlamento catalano. In questo caso -promettono- Barcellona si separerebbe da Madrid pur restando in Europa e nell’Euro. Le speranze (madrilene ed europee) che ciò non avvenga sono legate al risultato di Ciudadanos (una sorta di Podemos di destra accreditato del 15%) e di Catalunya Sí que es Pot, cioè Podemos. La storia che si dipana sotto i nostri occhi è esemplare. Lo stolido centralismo della destra di Rajoy, che ha usato ogni sorta di minacce e ha negato il referendum, un’Europa a metà del guado che conosce lo stato ispanico ma non la nazione catalana, la crisi economica che ha spinto gli indipendentisti di Barcellona ad adottare tagli e misure liberiste quanto impopolari, ma a rilanciarsi con la promessa che, liberata dalla zavorra spagnola, la Catalogna spiccherà il volo, più ricca che pria.
Democrazia in pericolo. A me sembra questo il punto: una classe dirigente che si chiude a riccio nella dimensione statale e nazionale, cambia leggi elettorali e costituzioni per restare al comando, non ha visione del futuro, conta solo su una sua presunta efficenza e pretende fiducia dai cittadini (a proposito, secondo Pagnoncelli  i “pessimisti” sono diminuiti in Italia dal 50 al 36%), una classe dirigente che invoca una siffatta “centralità della politica” rischia riportarci al 1914, quando l’Europa riprese a guardarsi in cagnesco e precipitò nell’abisso.  Al contrario servirebbe un nuovo progetto per lo spazio europeo, che contesti il capitalismo di Gordon Gekko, devolva più poteri all’Europa ma rilanciando il controllo dei cittadini, limiti il principio di governabilità con quello di rappresentanza, alzi la testa verso l’orizzonte (Il Papa, Obama e il dialogo con l’Iran, la Cina in cerca di uno sviluppo più sostenibile) e definisca il ruolo dell’Europa (cosa produrre, quale modello di consumi, quale cultura). Purtroppo la crisi, morale, ideale delle sinistre socialiste, che si ispirano fuori tempo a Blair e Clinton, muove in direzione opposta: accetta supinamente l’rodine esistente, si pone come una “casta” capace di gestire al meglio il capitalismo così come è.

Aiuto il premier a costruire il partito della nazione, così Verdini, che si fedinisce “un taxi che porta da Berlusconi a Matteo”, Ci vuole un leader forte -dice- per rimanere “al potere altri 10 anni”. Il leader forte intanto si mangia la minoranza: “il Pd sia un partito popolare e di massa”. Un partito che non discuta la guida del segretario e vanti la mirabolante perfezione  di ogni scelta del governo. Un partito con Verdini e Alfano, con Ichino e Sacconi, benedetto da Marchionne e da Briatore. Un solo partito, un solo pensiero: il partito della nazione. Ho gli 8 referendum, come atto di amicizia per Civati,  perchè vorrei continuare a discutere con questi compagni e amici. Ma mentirei se mi dicessi convinto. Per me la campagna referendaria di possibile è un espediente per buttare la palla in angolo, per sottrarsi allo scontro politico che, secondo me, si concentrerà su di un altro referendum, quello sulle riforme che Renzi vuole trasformare in plebiscito. Siamo in grado di unire le forze, di spiegare come le riforme di Renzi siano soltanto una delega al governo, senza ispirazione né futuro?

Anche noi esecuzioni mirate? La Farnesina dice che il bosso degli scafisti in Libia non è stato ucciso da agenti italiani, ma i giornali rilanciano e forse Renzi fa comodo che si creda. Per poter dire a Obama che il suo polso può esser fermo e chiedere una delega per la Libia

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