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Come uno tsunami, il mondo in casa

 

Sulla via di Damasco. Scelgo il titolo del manifesto, meno banale e più evocativo dei vari “Obama-Putin, dialogo dopo il gelo” Corriere, “Si tratta sulla Siria” Repubblica. Provo a immaginare, sulla base delle indiscrezioni, cosa si siano detti nel faccia a faccia durato 95 minuti il russo e l’americano. Barak: “Non si può combattere l’Isis nel nome di Assad”. Vladimir: “Ma lui almeno combatte l’Isis mentre i vostri alleati sunniti consegnano le armi che gli date agli uomini del Califfo”. Barak: “Assad è un macellaio, alla Siria serve una transizione gestita, senza di lui”. Vladimir: “Prima bisogna vincere e non si vince con la Turchia che bombarda i Curdi invece dei tagliatella.” Barak: “Possiamo organizzare negoziati di pace, ‘USA e Russia con i paesi islamici’ (titolo della Stampa). Vladimir: “Paese islamici, chi?” Barak: “Arabia Saudita, Turchia, Egitto, ma anche Iran. Ma voi che fate? Avete spostato armi e soldati, non è che ci spareremo tra noi?”. Vladimir: “No,no, serve l’ONU, serve una coalizione come quella contro il nazismo”. Passi avanti, non c’è dubbio, ma con troppi cadaveri negli armadi.Che tasse ridurre lo decidiamo noi, non un euroburocrate. Matteo Renzi, mascella volitiva e orgoglio nazionale. Bravo, applausi! Però non dispiaccia se prendo, qui,  le difese dell’Euroburocrate. Non perché io ami la categoria, ma giusto  per grattare sotto l’orgoglio nazionale e provare a capire quale sia il merito dello scontro. Euro burocrate: “L’Italia ha un debito di 2miliardi e 200 milioni, per ora non paga interessi impossibili ma solo grazie al QE di Draghi; purtroppo prima o poi la BCE dovrà smettere di stampare carta moneta. E poi c’è l’economia reale: il rallentamento di quella cinese, lo scandalo Volkswagen non promettono una presa forte e duratura. Se il Governo italiano non vuole rientrare per il momento dal deficit (e chiede flessibilità), almeno che tagli le tasse sul lavoro, non quelle sul patrimonio. Un euroburocrate, certo, uno che non ha vinto le primarie Pd (sola legittimazione popolare del Renzi), ma non è che dica castronerie quell’oscuro funzionario.

Non l’ho invitato io, chiaro? Il Papa tiene sempre lontano da sé politici e amministratori, dialoga con tutti ma non vuole nessuno al seguito. E quel sindaco di Roma, che litiga con segretario del suo partito e premier, che ha preso l’aereo per seguirlo fino in America, gli ha dato proprio fastidio. “Lui si professa cattolico ed è venuto spontaneamente”, spiega. Come a dire: non potevo impedirglielo. Che pena! Anche Mattarella (ma, as usual, in silenzio) ha tenuto lontano un amministratore Pd. A Napoli ha detto ai giovani: “sconfiggerete mafia e camorra”. Vincenzo De Luca, che vede più camorra nei corridoi della Terza Rete Rai che a Napoli, è stato relegato in platea. Basta, non sanno chi ha vinto. Il Corriere della Sera fa titolo con questo anatema contro Rai 3 e TG3, pronunciato da Michele Ansaldi, renziano della Commissione di Vigilanza. “Purtroppo – ha detto- non hanno seguito il percorso del Partito democratico: non si sono accorti che è stato eletto un nuovo segretario, Matteo Renzi, il quale poi è diventato anche premier. Niente, non se ne sono proprio accorti! E così il Pd viene regolarmente maltrattato e l’attività del governo criticata come nemmeno ai tempi di Berlusconi”. Se queste esternazioni che pretendono il bacio della pantofola al Partito e al Governo, non venissero immediatamente sconfessate e il loro autore, discretamente allontanato dalla Vigilanza, vorrebbe dire che siamo già in una post democrazia. Quale sia lo stato d’animo dei renziano lo rivela un sms di un senatore che – dice il giornalista- ha chiesto di restare anonimo: “Presto entreremo a Rai 3 con il lanciafiamme”.“Rajoy e Mas si arroccano sulle posizioni del duello elettorale”, scrive El Pais. Entrambi contestati. Il capo del governo da Aznar, che lo accusa di aver condotto in modo disastroso la campagna pro-Spagna, Mas dal suo alleato di sinistra, la CUP, che non lo vuole a capo della Catalogna e chiede una politica non più liberista e rigorista. Diamanti, Repubblica, vede crescere nei paesi del Mediterraneo un sentimento euro scettico. A me sembra piuttosto che l’Europa di Rajoy, Renzi, Hollande, Merkel rischi di portarci tutti fuori d’Europa.

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