Come ti racconto il femminismo

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Dal dialogo a più voci con la figlia alla app che guida nei luoghi del movimento romano
Di Giovanna Pezzuoli
La domanda è: un’esperienza che ha trasformato milioni di donne e non pochi uomini si può trasmettere? Senza farne un monumento, senza indulgere in un inutile e nostalgico «come eravamo», soprattutto senza suscitare una reazione di rigetto in chi allora non c’era e dovrebbe/potrebbe ascoltare?

L’esperienza, l’avrete già capito, è il femminismo, unica irripetibile «rivoluzione non cruenta» (ma in senso metaforico morti e feriti ci sono stati anche qui!) del Ventesimo secolo. Che fare dunque? Narrazione in soggettiva come nelle sette puntate sul femminismo della web tv MemoMi (www.memomi.it) dedicata alla storia della città ambrosiana? Qui è la voce di Lea Melandri a guidarci con passione e precisione, ha di recente scritto Marina Cosi, nel decennio che va dal 1965, alba di tempi nuovi, al 1975, tra la pratica femminista, le manifestazioni, l’autocoscienza, i giornali del movimento, il separatismo sì e no, la scuola non autoritaria, i consultori autogestiti, le casalinghe alle 150 ore, la libreria di via Dogana, il Cicip&Ciciap… Un racconto senza rammarico né rimpianti perché oggi forse c’è ancora più bisogno di riflettere e lottare.

È il modo giusto di comunicare? Si procede per tentativi, è chiaro. Chi cerca in una scrittura che parte da sé e in una narrazione polifonica il senso di un percorso sorprendente. E chi invece parte dai documenti e dagli archivi per realizzare una sorta di censimento che coniuga femminismo e tecnologia, creando uno strumento adatto ai tempi. Un esempio del primo caso è il bel libro «Mia madre femminista» a cura di Marina Santini e Luciana Tavernini (Il Poligrafo editore). Qui le autrici milanesi intrecciano un dialogo (immaginario?) con una figlia 27enne a brevi racconti di molte donne e qualche uomo che hanno condiviso conflitti, fatiche e scoperte in ogni parte d’Italia dalla metà degli anni ’60 fino ad oggi. Il libro restituisce l’atmosfera unica di quegli anni ’70, ’80, una grande varietà di esperienze travolgenti, che si alimentavano di pensieri, emozioni, corpi, tutto intersecato, giorni e notti, lavoro e vacanze. Una partitura in quattro capitoli, dedicati alle parole, al corpo, ai luoghi e al lavoro. Resta però l’impressione della soggettività un po’ rimossa della figlia che interviene con sottolineature ma anche nel quarto capitolo dove parla in prima persona è sempre un po’ in ombra. Si crea quindi un contrasto fra la provocazione iniziale: «ma doveva proprio capitarmi una madre femminista?» e una relazione che appare fin troppo pacificata: «Cara mamma, ti sei accorta di come sono cambiata. Che ne dici? Sono forse diventata femminista?» commenta la figlia alla fine del libro. Ed è inevitabile ripensare al bell’epistolario «Tra me e te» di Mariella Gramaglia e Maddalena Vianello, dove i conflitti e le contraddizioni madre/figlia apparivano meno sfumati.

Del tutto differenti le intenzioni di Giovanna Olivieri e Valeria Santini, romane, che partono dal bisogno di conservare in formato digitale un prezioso patrimonio storico e documentario. E per farlo conoscere creano uno strumento accessibile a ragazze e ragazzi smanettoni di smartphone e iPhone. Metti, in altre parole, il femminismo romano in una app (e in un sito), con 500 punti caldi, schede di approfondimento, foto e documenti che richiamano alla memoria momenti dimenticati. Un tour reale o virtuale (dal computer di casa) per visitare i luoghi cari al movimento delle donne. Basta spostare il cursore sulla mappa e spuntano gli striscioni delle donne dell’Udi nel corteo femminista per l’aborto lungo via Cavour: è il 3 aprile 1976. Nello stesso anno, il 27 novembre, si stagliano le fiaccole accese in piazza dell’Indipendenza con lo slogan «Riprendiamoci la notte». Un altro piccolo movimento del cursore e si vede il corteo delle «Donne unite contro la violenza», che si snoda l’8 marzo 1979. Dove? Per saperlo, basta cliccare su «raggiungi», facendosi poi guidare dal navigatore verso Trinità dei Monti. Ci sono anche mappe dei gruppi nati negli anni ’70, negli anni ’80 (oltre 300 sedi) e negli anni successivi, accanto alle imprese commerciali gestite da donne: «Herstory» (www.herstory.it) è un progetto ambizioso, il primo vero censimento di collettivi, centri e associazioni femminili. Un progetto reso possibile dai «tesori di carta» raccolti da Archivia, associazione fondata nel 2003, che ha ereditato i fondi di 10 enti romani – testate, archivi e centri di documentazione -, e ora dispone di circa 35 mila fotografie di eventi e manifestazioni. Saranno in molti a scaricare un app come questa? La scommessa è aperta, sulla pagina Fb i contatti sono quasi un migliaio, ma basterà questo divertente tuffo nella tecnologia ad appassionare le nuove generazioni?


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