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Rai: alcune cose da ricordarci nei prossimi mesi

 

Commenti ne sono stati fatti anche troppi. Mi limito a fare un breve elenco di punti da tenere a mente per potere, nei mesi successivi, dare una valutazione completa delle scelte politiche sulla Rai e dei risultati della nuova gestione che parte oggi per la sua avventura.

  • I vertici della Rai sono stati nominati con la legge Gasparri del 2004 nella versione riveduta e corretta da Mario Monti nel 2012, cioè con l’indicazione diretta da parte del governo del DG (o AD, è meno rilevante di quanto ci si vuol far credere). I partiti tacquero allora, indeboliti dal fatto di aver preferito non votare e affidarsi a un tecnico, e devono – e vogliono – tacere oggi. Si dirà: il capo del governo decideva anche prima, ma attenzione: le forme spesso sono anche sostanza, il DG veniva eletto dal CDA dopo consultazioni e mediazioni che spesso si aprivano con un nome e finivano con un altro, non sempre il peggiore. E’ diverso.
  • I membri del CDA, a prescindere dai diversi percorsi professionali dei singoli, sono stati eletti con il bilancino non solo dei partiti, ma delle sottocomponenti di partito e, nel caso del partito di maggioranza, senza l’appoggio di ben tre commissari, e scusate se è poco. Ne sono derivate alcune scelte sulle quali è perfino superfluo fare commenti, basta fare una banalissima ricerca con Google (qualcuno non ha neppure una riga su Wikipedia o su Linkedin).
  • La stessa legge Gasparri parla di persone di riconosciuto prestigio e competenza professionale e di notoria indipendenza di comportamenti, che “si siano distinte in attività economiche, scientifiche, giuridiche, della cultura umanistica o della comunicazione sociale, maturandovi significative esperienze manageriali”. Due ex parlamentari del Polo delle libertà e anche qualche altro corrispondono a questi criteri?
  • Bisogna avere il coraggio di dire che la parità fra i generi è ormai un “mantra” che la politica usa nel modo che gli fa più comodo e non sulla base di una autentica convinzione e consapevolezza.
  • La vicenda dei pensionati è solo l’aspetto più grottesco della gestione di tutta la questione Rai da parte di incompetenti, scelti appositamente e solamente per eseguire gli ordini del capo, dopo una insopportabile valanga di proclami. Arroganza e dilettantismo che anche i giornali italiani, come ha ricordato Benedetta Tobagi, sembrano in maggioranza voler ignorare.
  • Il proprietario di Mediaset, il maggior concorrente della Rai, per l’ennesima volta dal 1994 è stato decisivo nella nomina del vertice aziendale e in questo caso per precisa volontà del presidente del consiglio e segretario del partito di maggioranza, che ha scelto di fare l’accordo con Forza Italia. Come ad ogni cambio di vertice, con la sola eccezione di quello del 1996, Berlusconi ha giocato da capo azienda e da leader politico sullo stesso tavolo.
  • Come accade ormai da almeno sei, sette anni, nella vicenda Rai non contano più solo i partiti politici: contano moltissimo vari tipi di potere, cordate, lobby buone e cattive, massonerie, più e meno ufficiali, cattoliche e laiche, salotti, salottini, fondazioni, porta borse e borsette, società di produzione, indotto vario, associazioni coperte e scoperte, italiane e straniere e… chi più ne ha più ne metta. Paradossalmente credo che a questo punto tutti i dipendenti della Rai debbano sentirsi rassicurati dal fatto che, web o non web, satellite o non satellite, canali tematici o no, l’azienda è un boccone troppo ghiotto per qualsiasi tipo di potere e nessuno ci rinuncerà mai.

Ma il dato più grave di questa vicenda, e più preoccupante anzitutto per i cittadini, che dovrebbero essere i veri editori del servizio pubblico, è non aver nemmeno fatto finta di dare una missione, un mandato editoriale, una tabella in 10 punti, un qualsiasi cenno a un piano per il rilancio del servizio pubblico, a un anno dalla scadenza della convenzione Stato-Rai!

Detto questo, personalmente faccio un sincero augurio ai tre ottimi colleghi, con cui ho avuto occasione di lavorare, Monica Maggioni, Carlo Freccero e Franco Siddi, certa che, alla fine, saranno le persone a poter cambiare le cose, perché le idee camminano sempre sulle gambe delle donne e degli uomini.

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