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Quello che non legge-Rai

 
Renzi sapeva dal primo giorno del suo insediamento nel 2014 che il CdA Rai fosse in scadenza nel primo semestre 2015. Ha avuto tutto il tempo per mettere mano alla Riforma del servizio radiotelevisivo pubblico ed eleggere il nuovo CdA con una nuova legge che superasse la tanto criticata Gasparri.Non lo ha fatto.
A febbraio 2015 tuonava: “A marzo riforma Rai, fuori i partiti dalla Rai”.
Poi venne marzo: di Riforma Rai nemmeno l’ombra.

Nel frattempo cittadini, movimenti come MoveOn, esperti, giornalisti e opposizioni si confrontano, danno il loro contributo presentando alcune proposte di Riforma del servizio radiotelevisivo pubblico. Proposte perfettibili, incomplete, discutibili ma proposte concrete e con un tempismo che consentirebbe di eleggere il nuovo CdA con una nuova legge superamento della Gasparri.

E la Riforma del Governo? Uno schizzo di testo. La solita dichiarazione di intenti.

Ma che problema c’è? Basta fare un nuovo annuncio.
A marzo 2015 rituonava: “A luglio riforma Rai, fuori i partiti dalla Rai”.
Poi venne luglio, della Riforma Rai si inizia a intravedere qualche ombra. Scura.
Oltre alle proposte dei cittadini e delle opposizioni, c’è un testo discusso formalmente in Parlamento, formalmente dal Parlamento. Di fatto scritto di suo pugno dal Governo. 

A sua immagine e somiglianza.

“Sua” di Renzi che vorrebbe replicare sulla Rai lo stesso modello dell’uomo solo al comando. Come Marchionne alla Fiat, come il Preside Sceriffo, come il Premier Fo tutto io, come il Partito della Nazione, come l’imprenditore padrone assoluto, come l’arbitro giocatore.

“Sua” anche di Berlusconi. Quello del conflitto di interessi. Quello proprietario di un impero televisivo concorrente. Quello che vorrebbe mettere le mani sulle torri Rai. Quello che si era fatto la Gasparri per controllare anche il servizio pubblico e fare un impero televisivo unico. Quello la cui legge di Riforma Rai per Renzi era così oscena ma così oscena che quando tocca a lui cambiare rotta ne fa una uguale anzi peggio. E quasi verrebbe da ridire, se la situazione non fosse drammatica, a sentire Gasparri (l’autore della Riforma oscena così oscena) dire che sulla Rai l’intesa era inevitabile … che trattasi di una riforma fatta con i suoi emendamenti.

Eh … era inevitabile … proprio sulla Rai l’intesa era inevitabile. 

Eh … per 20 anni ci siamo scandalizzati invano col conflitto di interesse, la Rai megafono ufficiale del Governo controllata di fatto dal Governo.
E i partiti fuori dalla Rai? Al massimo si passa dal controllo dei partiti al controllo del partito di pagnotta e di Governo che nomina tutto, decide tutto, divide tutto.

Così arriva il 23 luglio. Ovvio che non ci sono i tempi per fare una riforma (seria) del servizio radiotelevisivo entro la fine del mese. La discussione in Aula è iniziata pochi giorni fa. In 7 giorni è più facile creare il mondo che riformare la Rai.

Anche luglio quindi è andato. Ti aspetti il terzo annuncio: “A novembre Riforma Rai, fuori i partiti dalla Rai”.
E no. Il Cda è scaduto, bisogna sbrigarsi. Mica si può perdere tempo con gli inutili emendamenti delle opposizioni rischiando di esporre la tv pubblica a “una eccessiva, ulteriore proroga delle attuali cariche di vertice” (da Repubblica.it). E no, pare brutto.

Così il 23 luglio “il Governo ha presentato al Senato un emendamento sulla riforma della Rai che introduce nelle norme transitorie la possibilità di rinnovare il CdA con la legge Gasparri in attesa che entri in vigore la nuova normativa” (da Repubblica.it).
Renzi sapeva dal primo giorno che … Ma la colpa è delle opposizioni che presentano gli emendamenti.

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