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La Riforma della Rai fa la reverenza e aspetta il governo

 

Mercoledì 22 luglio si è concluso in Senato il dibattito generale sulla riforma della Rai. Sergio Zavoli, ha parlato a nome del Pd e la sua è stata una bella lezione sull’informazione, come dovrebbe esser e come, purtroppo, è nei fatti. Un bell’intervento che sembrava voler saltare  a piè pari l’argomento all’ordine del giorno, e cioè la riforma della governance. Chiudendo, Zavoli si è raccomandato al sottosegretario Giacomelli affinché il governo apra all’idea di un’unica direzione editoriale per l’informazione della Rai.

Prima di lui Gasparri -in modo puntuale, bisogna riconoscerlo- aveva ricordato le numerose sentenze della Consulta che richiamano il concetto del servizio pubblico radio televisivo e condannano ogni presa di controllo diretta del governo sull’azienda che quel servizio dovrebbe garantire.

Per Minzolini il governo “toglie la RAI ai partiti per darla ad un solo partito”. “Se si vuole perseguire davvero l’idea di cacciare la politica, o meglio i partiti, dalla RAI – sostiene l’ex direttore del Tg1- l’unica strada e` la privatizzazione”. Poi “lo Stato metta in gara tutti i network nazionali e scelga chi offre il servizio migliore e piu` affidabile per un tot di anni”.

Mucchetti ha sostenuto che il servizio pubblico ha un senso in quanto sappia differenziarsi dalla televisione commerciale e ha ricordato l’impegno preso da Prodi nel 2004 “a dividere la RAI in due. Da una parte, una RAI commerciale, che si sarebbe battuta sul mercato in regime di graduale privatizzazione, e, dall’altra parte, una televisione a pro- prieta` pubblica, quindi libera dai condizionamenti dei centri del potere economico-finanziario, ma non schiava dei condizionamenti della politica e del Governo”.

Poco altro. Fino alla prossima settimana la famosa “non riforma” della Rai è stata messa in freezer: si attende il governo. Dalla bocca di Maria Elena Boschi era sembrato di capire che il governo volesse presentare un maxi emendamento (per far cadere molti di quelli presentati dalla Lega) ma anche per disfare la tela consociativa tessuta in commissione intorno al nucleo governativista del progetto. Il sottosegretario Giacomelli ha invece garantito: nè maxi emendamento nè voto di fiducia. Solo qualche modifica specifica.  Chi vivrà vedrà.

Una cosa mi sembra certa: difficilmente il provvedimento arriverà alla Camera in tempo utile per l’approvazione prima della pausa estiva. Resta, dunque, ancora del tempo, per far sentire le ragioni di chi vorrebbe una Rai autonoma e autorevole. Come pure le ragioni di chi spera ancora che il Parlamento ribadisca i principi guida (ricordati della Consulta) che devono ispirare un servizio pubblico. E vorrebbe che il Parlamento indichi i criteri  (norme anti trust, legge sul conflitto d’interesse) per regolare l’intero sistema sistema radiotelevisvo, in modo da contrastare il processo che può portarci da un  deplorevole duopolio pubblico -privato a uno, ancor peggiore, Sky Mediaset. Certo d’estate, senza una mobilitazione dei dipendenti, dei giornalisti, degli autori, con giornali e televisioni che si occupano d’altro, l’ipotesi che auspichiamo non è la più probabile.

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