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La Rai sempre più lottizzata/Intellettuali dove siete?

 

Il silenzio-stampa quasi assoluto che accompagna il cammino parlamentare, al Senato, della cosiddetta “riforma della Rai” firmata da Matteo Renzi ha dell’irreale. Se essa recasse la firma di Berlusconi, ci sarebbero stati girotondi, piazze piene, cortei di protesta. I grandi giornali  invece dedicano pochi articoli di pura cronaca. Anche la conferenza stampa, documentata e polemica, di FNSI e USIGRAI al Senato registra un’eco assai debole. Nulla, se ho letto bene, sui maggiori giornali, tranne il “Sole 24 Ore” per la firma di Marco Mele. Poco o nulla in tv con l’eccezione di un servizio sul Tg3. Nulla di eclatante. Se non, appunto, il silenzio. Eppure la legge sulla Rai, partita come Renzi-Giacomelli, sta arrivando in porto come Gasparri-Berlusconi. Non importa. Silenzio. Niente cortei, girotondi o altro. Il mondo della cultura stesso come se non ci fosse più. Ammutolito. “Il dottore dorme”, dicevano una volta le vecchie colf di casa. Ma in che Paese siamo sprofondati?

Sparita la Fondazione stile Bbc che doveva garantire il “fuori i partiti dalla Rai” e “mai più una legge firmata Gasparri” (così Renzi, battagliero, mesi fa), si sta dando vita ad un sistema che accresce la presenza del governo e della sua maggioranza, ma prevede pure il persistere di un pasticciaccio consociativo. Del resto si è voluto puntare tutto, non sulla profonda revisione “di sistema” della radio e tv, ma soltanto sulla garanzia che la sua gestione fosse condizionata dall’esecutivo e dalla commissione di vigilanza, cioè dai partiti. L’hanno sottolineato i rappresentanti della Federazione Nazionale della Stampa (FNSI) e del sindacato dei giornalisti Rai (USIGRAI) in una conferenza stampa al Senato. Non viene minimamente toccato quel Sistema Integrato della Comunicazione (SIC) che condiziona pesantemente il mercato pubblicitario. Tutto a favore di Mediaset, ovviamente, al di là degli ascolti reali.

I componenti del CdA di Viale Mazzini saranno, come si sa, 7. Due dal Tesoro, cioè dal governo (presidente e un consigliere), altri 5 dalla commissione di vigilanza. Dei quali, presumibilmente, 3 della maggioranza di governo e 2 dell’opposizione. Col presidente sottoposto al voto della Vigilanza e l’Amministratore delegato nominato da Palazzo Chigi ma fortemente condizionato dal CdA (che novità è rispetto al direttore generale?), si crea una sorta di Direttorio fra Ad, presidente, consigliere eletto dal Tesoro e consiglieri della maggioranza di governo. “Si torna di fatto a prima della riforma del 1975”, ha osservato ieri Vincenzo Vita alla conferenza stampa. Se non addirittura all’EIAR visto che, mentre per i consiglieri Rai espressi dal Parlamento è prescritta la presentazione pubblica di un curriculum, lo stesso non avverrà per presidente, consigliere e Ad nominati dal governo. Perché?

Poi ci sono le deleghe da assegnare, molto corpose, sui finanziamenti. C’è la sorte quanto mai incerta del canone che Renzi vorrebbe tanto cancellare . E’ sparito ogni accenno al conflitto di interesse (tema resuscitato da Del Rio e da Boschi, a parole), e di interessi ne stanno correndo parecchi fra Mediaset e Sky. Per cui vi è stato chi (Corradino Mineo, uno dei senatori dem “ribelli”) ha prospettato un futuro duopolio Mediaset-Sky in luogo di quello ormai annoso Mediaset-Rai. Con quali pericoli per la Rai è facile immaginare.

Il dibattito in aula comincia sotto un pioggia di emendamenti dell’opposizione cercando di arginare così una Gasparri riverniciata e peggiorata in senso autoritario (è il massimo). Lo stesso ex ministro dichiara che FI voterà contro se rimarrà il cordone ombelicale (sconosciuto in tutte le Tv pubbliche europee) fra governo-presidente- ad-CdA di Viale Mazzini. Paradossale. Sulla Rai così ridisegnata nascerà dunque un nuovo Patto del Nazareno? E’ possibile. Quasi certo. Perché sennò Renzi lascia “gasparizzare” questa legge sulla Rai? Per dabbenaggine? Non credo proprio. Sul “Corriere” Sabino Cassese si chiede se Renzi sia il Principe o il Leviatano. Mah, parole davvero inutilmente grosse, e se fosse soltanto il miglior allievo del Berlusca, anche più camaleontico del maestro?

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