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Povertà, le associazioni incalzano Poletti: “Il governo esca dall’equivoco”

 

Domani l’atteso incontro pubblico tra il ministro del Welfare e i rappresentanti delle 33 sigle dell’Alleanza contro la povertà. Bernava (Cisl): “Il Reddito di inclusione sociale (Reis) è una misura, basta assumerla come priorità”

 

ROMA – “Chiederemo al ministro Poletti di uscire dall’equivoco: non si può dire nei convegni che il governo entro l’anno affronterà il tema della povertà e contestualmente non assumere una decisione in merito, spiegando con quali tempi, in che modo e con quali risorse, questo accadrà. Noi lo strumento lo abbiamo e lo offriremo al governo, consci che si tratta di una misura strutturale e sostenibile”.

Con queste parole, Maurizio Bernava, segretario confederale della Cisl con delega alle politiche sociali, si prepara all’incontro di domani a Roma, in cui per la prima volta l’Alleanza contro la povertà in Italia incontrerà pubblicamente il ministro del Welfare Giuliano Poletti. Al centro dell’incontro ci sarà il Reis (Reddito di inclusione sociale), una misura di contrasto alla povertà assoluta promossa da un cartello di 33 associazioni, tra cui Acli, Caritas, Cnca e i tre sindacati confederali. “Da domani si deve aprire una discussione vera sul tema della povertà – aggiunge Bernava – altrimenti si rischia di fare un grande dibattito, senza arrivare mai a nulla, mentre il paese ha bisogno di assumere questo tema come priorità”.

“Oggi nel paese c’è un livello altissimo di povertà assoluta. Serve una scelta di campo – sottolinea il segretario della Cisl – quello che offriamo è uno strumento che non solo aggredisce principalmente il tema della povertà assoluta ma che è finalizzato anche all’inclusione, cioè a far uscire migliaia di persone da questa condizione. Il Reis, è un intervento sul reddito accompagnato da interventi sulle politiche sociali e sui servizi”. Secondo i promotori la misura è ampiamente sostenibile: il primo anno costerebbe un miliardo e mezzo, ma progressivamente il suo costo andrà ad aumentare fino a un massimo di sei miliardi. “Non è una misura che fascia la testa – spiega Bernava – né uno strumento generalizzato. Si interviene su una fascia ben definita di popolazione, che dagli anni della crisi si è allargata fino a contenere circa sei milioni di persone. E che continuerà a crescere se non si aggredisce il problema in maniera mirata”.

Bernava sottolinea, inoltre, che non si tratta di un semplice sostegno al reddito, la proposta dell’Allenza contro la povertà è articolata su un mix di interventi: “l’obiettivo è accompagnare in forma inclusiva le persone fuori dalla condizione di indigenza attraverso misure di sostegno al lavoro, ma soprattutto attraverso i servizi forniti dagli enti locali, dai comuni e dalle regioni. Non si tratta di assistenzialismo”.

Il nodo delle risorse e il “tesoretto” sfumato. Da quando la proposta del Reis è stata elaborata, uno dei problemi principali è stato quello di trovare le risorse per avviarla. Una speranza era riposta nel “tesoretto” di 1,6 miliardi, individuato dal governo nell’aprile scorso, che ora, però dovrà essere impiegato per l’adeguamento delle pensioni dopo la pronuncia della Consulta. “Una questione da cui non possiamo prescindere è quella delle risorse – aggiunge Bernava -. Noi abbiamo pensato il Reis prima ancora che si aprisse il dibattito sul tesoretto e ci fosse la decisione della consulta sulle pensioni. Già da allora ne abbiamo parlato come uno strumento necessario, che manca solo in Italia e in Grecia. Crediamo che oggi più di prima il governo debba non solo dotarsi di questa misura ma cambiare l’impostazione delle sue politiche sociali. Nei sei anni della crisi le persone in povertà assoluta sono passate da quattro a sei milioni. Come facciamo a non porci il problema? Per il primo anno servono 1,5 miliardi. E’ una scelta sostenibile, basta porsi delle priorità su cui investire. Non si può pensare di risolvere la questione continuando con la sperimentazione della social card”.

No alla propaganda elettorale sulla povertà. In questo ultimo periodo misure di sostegno come il reddito minimo e il reddito di cittadinanza sono tornate al centro della dibattito pubblico dopo la marcia organizzata dal Movimento cinque stelle. Ma anche dopo la decisione del governatore della Lombardia, Roberto Maroni, di sperimentare il reddito minimo nella sua regione. “Sono molto preoccupato da questa esplosione di impegno e di proposte sulla povertà in periodo elettorale – continua Bernava – , perché è un’offesa a una piaga sociale drammatica. Mi auguro che si vada oltre gli argomenti strumentali finalizzati solo a cattura re consenso. La povertà non può essere uno strumento elettorale – aggiunge – Domani diremo al ministro Poletti di affrontare questo tema, che il governo ancora non ha affrontato. E di farlo in maniera seria: in questo paese si parla solo di tagli alla spesa, ma è arrivato il momento di alzare il livello dell’intervento sociale. C’è una marginalità che sta aumentando, serve una grande riorganizzazione degli obiettivi su cui investire, per coniugare minori risorse a obiettivi prioritari. Speriamo che da domani si apre una stagione nuova”. (ec)

Da redattoresociale.it

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