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La ‘ndrangheta e le scommesse sul calcio

 

Il giudice palermitano Giovanni Falcone aveva le idee chiare sugli errori che le classi dirigenti italiane hanno commesso nei lunghi anni in cui hanno pensato di sconfiggere le associazioni mafiose cresciute, in maniera quasi incessante nella penisola, a cominciare da Cosa Nostra che si vanta ancora di avere una sorta di primato nell’irresistibile serie di nascite di organizzazioni del crimine. Falcone diceva che gli strumenti con cui in Italia affrontiamo le mafie “è un modo tipicamente italiano attraverso una proliferazione incontrollata di leggi ispirate alla logica dell’emergenza. Ogni volta che esplode la violenza mafiosa con manifestazioni allarmanti o l’ordine pubblica appare minacciato, con precisione cronometrica viene varato un decreto-legge tampone volto a intensificare la repressione  ma non appena la situazione rientra in un’apparente normalità, tutto cade nel dimenticatoio e si torna ad abbassare la guardia.

Le leggi non servono se non sono sorrette da una forte e precisa volontà politica, se non sono in grado di funzionare per  carenza di strutture adeguate e soprattutto se le strutture non sono dotate di uomini professionalmente qualificati.” Non mi pare di dover aggiungere nulla alle parole di Falcone: valgono oggi come valevano nel ’91 quando il giudice palermitano le disse in una serie di venti interviste alla giornalista francese Marcelle Padovani che le raccolse in in un libro ancora in circolazione che si chiama Cose di cosa nostra (Rizzoli 1992 e anni seguenti) ma le parole vengono in mente e le ricordo ai miei lettori quando l’attualità ci serve una vicenda come quella emersa oggi su molti quotidiani dal Sole 24 ore a La Re pubblica  che riferiscono di un’indagine di polizia in corso sul calcio-scommesse condotta dagli uomini del Servi zio centrale operativo e della squadra mobile di Catanzaro.

Due associazioni di ex calciatori e persone legate legate al calcio dei dilettanti e dei professionisti hanno truccato, secondo gli inquirenti, decine di incontri della Lega professionisti e della serie D. Centinaia di uomini della Guardia di Finanza e della squadra mobile di Catanzaro stanno operando in oltre venti province in Calabria, Campania, Puglia, Emilia Romagna, Abruzzo, Marche, Toscana, Liguria, Veneto e Lombardia. Tra i personaggi coinvolti nell’indagine ci sono oltre a calciatori ed ex calciatori, presidenti e dirigenti di Club, ci sono anche stranieri e soggetti non meglio qualificati come un membro della cosca Iannazzo, potente clan della ndrangheta che opera nella provincia di Lamezia Terme e un poliziotto. Sarebbero state identificate, insomma, due distinte organizzazioni attive rispettivamente nella Lega professionisti e in quella Nazionale dilettanti  animando un giro vorticoso di scommesse in Italia e all’estero per importi notevoli. A dimostrazione di due fenomeni allarmanti:il peso economico ancora ragguardevole del calcio-scommesse e la presenza stabile di associazioni mafiose nei guadagni che ne derivano.

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