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Carte del caso Moro: sentenza dà ragione al libro di Magosso

 

La corte d’appello civile di Milano conferma quanto scritto ne ‘Le carte di Moro, perché Tobagi’. Alcuni documenti furono fatti sparire

E’ “storicamente accertato” che le carte del cosiddetto ‘memoriale Moro’, trovate durante un’irruzione dei carabinieri nel covo delle Brigate Rosse di via Monte Nevoso a Milano l’1 ottobre ’78, vennero asportate “dall’appartamento” prima della “numerazione dei fogli di cui era composto” il fascicolo, che conteneva documenti scritti nel corso della prigionia del presidente democristiano. Così ha scritto la Corte d’Appello civile di Milano, l’8 maggio 2015, nelle motivazioni di una sentenza per una causa di diffamazione, esprimendosi, dunque, su uno dei misteri del caso Moro a 37 anni dall’assassinio, avvenuto il 9 maggio del ’78. La causa era stata intentata da Agata Bonaventura, sorella di Umberto Bonaventura, ufficiale dei carabinieri che seguì l’operazione in via Monte Nevoso, nei confronti del giornalista Renzo Magosso in relazione ad alcuni contenuti del suo libro ‘Le carte di Moro, perché Tobagi’.

Il giornalista, condannato per altri passaggi del libro, è stato, però, assolto per quanto scritto in relazione al ‘memoriale Moro’. Come scrive la seconda sezione civile della Corte d’Appello, presieduta da Nicoletta Ongania, infatti, “la parte del libro che tratta del ritrovamento delle ‘carte di Moro’ ha ad oggetto fatti realmente accaduti” e “dà conto di episodio storicamente accertato, consistente nell’asportazione del fascicolo dall’appartamento di via Monte Nevoso prima della numerazione dei fogli di cui era composto”. Per la Corte, poi, nel libro si espongono “i ricordi, le impressioni ed i giudizi di uno dei protagonisti della vicenda, il capitano Roberto Arlati”. In alcune interviste, tra l’altro, Arlati, uno dei principali collaboratori del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, aveva spiegato che dopo l’irruzione nel covo delle Br le carte di Moro erano state “sfoltite” e che il loro “volume” si era “assottigliato”, prima che fossero consegnate agli inquirenti. Per la Corte, inoltre, il modo in cui il giornalista ha riportato i fatti “lascia aperta la possibilità di valutare criticamente la tesi espressa”.

“Una buona notizia, finalmente spiragli di giustizia”. Cosi’ il componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro, Gero Grassi, commenta il verdetto della Corte d’appello di Milano che ha dato ragione a Renzo Magosso e Roberto Arlati in merito al ritrovamento delle ‘carte’ trovate durante un’irruzione dei
carabinieri nel covo delle Brigate Rosse di via Monte Nevoso a Milano l’1 ottobre ’78. “Nel loro prezioso libro ‘Le carte di Moro, perché Tobagi’, che speriamo ora venga ristampato, Arlati e Magosso avevano scritto coraggiosamente che i documenti ritrovati nel covo furono sottratti alla magistratura, e di conseguenza all’interno Paese che ancora non conosce la verità su quel capitolo della vicenda. La sorella
dell’allora capitano Umberto Bonaventura, Agata, aveva querelato per diffamazione e due autori – e, indirettamente, bloccato la diffusione del libro – ritenendo che fosse stata offesa la memoria del congiunto. (ANSA)

da ossigenoinformazione.it

 

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