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Blitz contro la mafia a Palermo

 

La procura della repubblica di Palermo, guidata dal dottor Lo Voi, ha appena compiuto un blitz contro Cosa Nostra ed ha inviato in carcere trentanove mafiosi e duecentocinquanta chilogrammi di stupefacenti, dopo che a un imprenditore era stato chiesto un pizzo di 500 mila euro. Non c’è dubbio sul fatto che il capoluogo siciliano resti sempre al centro degli affari di Cosa Nostra, un fenomeno che ha attraversato tutta la storia italiana.
Il parlamento italiano se ne è occupato prima con l’inchiesta di Franchetti e Sonnino cui è seguito il dibattito in tutto il periodo liberale e il caso Notarbartolo; quindi dopo la dittatura fascista,’ c’è stata la transizione italiana tra il 1943 e il 1946 e il primo maggio 1946 è stata la strage di Portella delle Ginestre, quindi la lotta della Democrazia Cristiana contro la commissione di inchiesta parlamentare sulla mafia e successivamente l’ascesa delle associazioni mafiose nell’Italia del “miracolo” e degli anni Settanta, il lavoro delle commissioni antimafia nei primi trent’anni della repubblica, le guerre di mafia e le trasformazioni di “Cosa Nostra”. Quindi il compromesso
storico, il pentapartito e l’agonia del vecchio sistema politico. E, ancora dopo, il biennio terribile del 1992-93 la trattativa dei ROS dei Carabinieri con la mafia; l’ascesa di Silvio Berlusconi e la sua dura polemica con i giudici, quindi la lunga bonaccia nel periodo che va dal 1994 al
2007.

Negli ultimi anni tre episodi hanno ritratto i legami assai stretti che connettono le mafie al mondo politico e finanziario italiano e che hanno costituito nella storia repubblicana degli ultimi decenni la prova decisiva di una presenza molto forte dell’attore mafioso. Il primo è costituito dallo scandalo Calvi-Banco Ambrosiano contrassegnato dall’assassinio di Roberto Calvi sotto il ponte dei Black Friars di Londra, da quello del commer
cialista Giorgio Ambrosoli a Milano e da quello di Michele Sindona nel carcere di Pavia. Legata a questo scandalo, negli stessi anni, è la vicenda della Loggia P2 coperta della massoneria italiana che vede i medesimi personaggi cui si aggiunge la figura per molti aspetti misteriosa di Licio Gelli. Vale la pena sottolineare quegli aspetti del caso Sindona che mostrano i legami tra gli aspetti finanziari e quelli politici cui si aggiungono altri inquietanti presenze: il Vaticano con lo IOR, l’Istituto delle Opere religiose, “Cosa Nostra” americana e italiana, la loggia massonica P2. L’ascesa del giovane siciliano nell’empireo della finanza italiana e internazionale in pochi anni è impressionante sia per la spro
porzione tra le limitate risorse di cui dispone all’inizio e l’entità del capitale che riesce a raggiungere e a utilizzare nelle sue spericolate e complesse operazioni finanziarie. Dopo la formidabile ascesa di Sindona,il parlamento italiano è costretto nel 1980 a formare una commissione di inchiesta per accertare le modalità dell’ascesa. E nella relazione di minoranza di quella inchiesta si può leggere:” L’analisi ha dimostrato che le banche sindoniane non sono una cellula impazzita all’interno del sistema bancario italiano: le vicende del 1973-74 dimostrano quanto organiche quelle banche fossero diventate a un sistema di protezioni clientelari e di corruzioni politiche. Un intreccio drastico nei con
fronti di quelle banche significava tagliare gordianamente quello intreccio. Un intreccio drastico significava non solo la valutazione tecnica della opportunità dell’intervento ma anche la capacità politica di realizzarla.
“Certo è che alla fine degli anni Sessanta il giro di affari,
secondo il rapporto del commissario Giorgio Ambrosoli (assassinato nel 1979) supera i quaranta milioni di dollari all’anno e che le tre banche dell’IRI(Banco di Roma, Banca Commerciale Italiana e Credito Italiano) intratterranno rapporti frequenti e significativi con il banchiere siciliano. Emerge con chiarezza dalle relazioni di minoranza delle commissioni parlamentari insediate dopo gli scandali che la parabola del finanziere di Patti non fu chiaramente né un incidente del sistema finanziario italiano (e internazionale) dovuto alle indubbie carenze della nostra legislazione bensì un episodio della lotta di potere tra lo Stato di diritto e gruppi (Cosa Nostra uomini della classe politica di governo e il Vaticano) che utilizzavano le istituzioni pubbliche per perseguire i propri privati interessi. Caratteristiche analoghe riveste nello stesso periodo la vicenda che riguarda il fallimento del Banco Ambrosiano e del
l’assassinio di Roberto Calvi anche perché gli attori principali sono più o meno i medesimi: Cosa Nostra, il Vaticano, la finanza cattolica ed esponenti della classe politica di governo. La vicenda della P2 è stata più volte raccontata perché è di vitale importanza in quanto rievoca un mondo che è di vitale centralità nel connubio mafia ,politica e affari che riassume per così dire uno degli aspetti centrali del potere in Italia.

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