Andiamo verso il reddito minimo?

0 0

Ci sono due notizie che balzano alla nostra attenzione nel grigiore sciroccoso che avanza in questa stagione,  oscillando pericolosamente tra la primavera e la calda estate, e la prima viene da Cosenza e la seconda da un sito informativo che si chiama “Terre di America”. La prima notizia riguarda il presente ed è la proposta che una parte della minoranza del Partito democratico, quella che fa capo alla corrente di Area Riformista, a lungo guidata dall’ex capogruppo lucano alla Camera Roberto Speranza, ma che tutto il partito-a quanto scrive un quotidiano romano come La repubblica sembra disposta a far propria. E’ quella che vuole introdurre un sussidio universale per chi perde il lavoro.

“Nell’Italia della disoccupazione galoppante-ha detto la deputata eletta in Calabria Enza Bruna Bosso che ha presentato nei giorni scorsi una proposta di legge per l’introduzione del reddito minimo in Italia- manca un sussidio universale per tutti coloro che perdono il lavoro, per tutti coloro che hanno perso il diritto all’indennità o non l’hanno mai acquisito e sono poveri sia come famiglia sia come membri della famiglia stessa. In Europa il reddito minimo è una realtà così ovvia che è l’Italia ad essere l’eccezione. Dobbiamo solo farlo. Oggi è il tempo giusto.” Erano presenti alla manifestazione il ministro del Lavoro Poletti e il presidente della regione Calabria Mario Oliverio.

L’onorevole Bosso ha aggiunto: “L’Unione europea boccia il welfare italiano  e denuncia la mancanza di un reddito minimo Nel periodo 2008-20015 la crisi in Italia e in Europa ha raddoppiato i numeri della povertà. Oltre 16 milioni di persone vivono in condizione di indigenza” Nel mezzogiorno la situazione è ancora più grave: “la disoccupazione in questa parte di Italia è ancora più grave: “la disoccupazione è oltre il 22 per cento con un picco di oltre il 60 per cento tra i giovani. In Italia tra su 22 milioni di lavoratori solo 12 milioni hanno un lavoro stabile.

Questa situazione ha creato un mostro: gli ammortizzatori sociali  con un aumento del 113 per cento rispetto al 2008. Sono costati 24 miliardi di euro con un aumento del 113 per cento rispetto al 2008. Di queste risorse solo 9 miliardi vengono dalla previdenza e ben 15 miliardi sono invece a carico della fiscalità generale. Del resto il modello europeo di reddito minimo ha già una storia e si ispira a quattro diversi modelli: quello centro europeo che vede paesi come Belgio e Olanda attuare queste forme(che si traduce in un importo che va dai 550 ai millecento euro) già dagli anni Settanta del Novecento; il modello anglosassone che ha nella sua specificità le ristrettezze dettate dal means test che alcuni definiscono una forma di controllo vero e proprio sugli individui percettori; quello scandinavo che prevede un ampio ventaglio di interventi sociali tra i quali il sostegno al reddito è uno dei capisaldi. E infine Italia e Grecia che sono gli unici due paesi a non averlo mentre la Spagna si sta orientando verso forme di reddito sociale.

La verità è che il problema si impone di fronte ai mutamenti profondi del mercato del lavoro e alla trasformazione avvenuta in seno alle famiglie umane. La seconda notizia che, mi rendo conto, interessa prima di tutto chi passa la sua vita a indagare nel passato ma ha un indubbio significato positivo sul piano culturale e politico ed è la notizia dalla presidente dell’Associazione dei familiari dei detenuti e scomparsi per ragioni politi che in Argentina Lita Boitano che ha dichiarato testualmente “che papa Francesco avrebbe deciso di declassificare e quindi aprire allo studio e alla consultazione gli archivi della Santa Sede sul materiale che riguarda la dittatura argentina e gli orrendi crimini che furono commessi in quel paese tra il 1976 e il 1983. Si tratta di una notizia che, se confermata, aprirebbe la strada  per trovare “materiali in grado di contribuire alla identificazione degli scomparsi e al ritrovamento dei bambini rubati, i cosiddetti nipoti ricuperati.”

Ci vorrà un poco di tempo perché il pontefice “si prenderà- ha dichiarato la segreteria di Stato-tempo per fare le cose bene.” In Italia, come ho avuto io stesso modo di constatare personalmente ci sono voluti più di 150 anni per inventariare e classificare i 3600 processi fatti ai briganti negli anni sessanta dell’Ottocento. Per fortuna il Vaticano questa volta lo farebbe soltanto dopo qualche decennio. E’ un bel passo avanti.


Iscriviti alla Newsletter di Articolo21