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“L’irruzione alla Diaz fu tortura”. Esemplare condanna per l’Italia dalla Corte Ue per i Diritti dell’Uomo sul G8 di Genova

 

La Corte europea per i diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per “torture” in relazione all’irruzione della polizia nella scuola Diaz di Genova durante il vertice del G8 del luglio 2001. Nella sentenza pubblicata dal tribunale di Strasburgo, si condanna l’Italia per i maltrattamenti subiti dal ricorrente, il manifestante veneto Arnaldo Cestaro all’epoca 61enne, a cui è stato assegnato un indennizzo da 45.000 euro.

Cestaro, l’uomo che ha vinto il ricorso a Strasburgo

L’Italia è stata anche condannata per non essersi dotata di una legislazione adeguata per punire il reato di tortura. In una pronuncia all’unanimità, il collegio presieduto da Paivi Hirvela ha stabilito che lo Stato italiano ha violato l’articolo 3 della Convenzione sui diritti dell’uomo, che recita: “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”.

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La Corte di Strasburgo ha stabilito che il trattamento inflitto a Cestaro deve essere considerato alla stregua di una “tortura” e ha rilevato che la mancanza di pene proporzionate è dovuta all’inadeguatezza delle leggi italiane, che quindi devono essere cambiate anche per prevenire il ripetersi di possibili violenze da parte delle forze dell’ordine.
Nel ricorso, Cestaro, un ex partigiano la cui vicenda è stata anche raccontata nel film “Diaz” di Daniele Vicari, aveva affermato di esser stato brutalmente picchiato dagli agenti riportando lesioni che avevano richiesto un intervento chirurgico. Con il suo legale Niccolò Paoletti, aveva anche denunciato il fatto che la legislazione italiana non preveda uno specifico reato di tortura. La sentenza crea un precedente per altri ricorsi pendenti a Strasburgo in relazione ai pestaggi della polizia alla Diaz e nella caserma di Bolzaneto.

Giuliani, “riconosciuto che l’Italia toccò il fondo”

“Meno male che almeno su questo la Corte Europea non ha fatto altro che riconoscere la sentenza della Cassazione. Posso solo esprimere un giudizio di soddisfazione per il fatto che la Corte abbia riconosciuto che l’Italia aveva toccato il fondo”.
Così Giuliano Giuliani, padre di Carlo, il ragazzo ucciso il 21 luglio del 2001 in piazza Alimonda durante gli scontri di piazza tra manifestanti e forze dell’ordine nell’ambito del G8 di Genova, commenta la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo che oggi ha condannato l’Italia stabilendo che quanto compiuto dalle forze dell’ordine durante l’irruzione nella scuola Diaz il 21 luglio del 2001 “deve essere qualificato come tortura”.

da jobsnews.it

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