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Somalia: giornalista rischia pena di morte. Solidarietà a Roma

 

Mesi di detenzione in attesa dei processi, radio chiuse e pesanti condanne per i giornalisti. Nel paese africano non si placa la repressione della stampa libera

Il 20 marzo scorso al teatro Argentina di Roma si è tenuta una manifestazione per chiedere la liberazione di Mohamed Bashir Hashi, giornalista somalo di Radio Shabelle, in carcere dal 6 settembre 2014. Il cronista rischia la pena di morte per le accuse di alto tradimento, insurrezione armata contro i poteri dello Stato e attentato contro l’integrità, l’indipendenza e l’unità dello stato e tentato omicidio di un ex parlamentare, la cui auto era esplosa l’estate scorsa. Secondo diversi media indipendenti le accuse sarebbero state costruite ad hoc e il giornalista sarebbe vittima di una persecuzione da parte delle autorità.

Per tre suoi colleghi, arrestati poche settimane prima, il 15 agosto, insieme ad altri sedici dipendenti della radio, il processo si è tenuto il 1 marzo a Mogadiscio, dopo che questi avevano già scontato un periodo in carcere. Tutti lavoravano per Radio Shabelle e Sky FM, due emittenti somale appartenenti allo stesso gruppo editoriale. Due giornalisti sono stati ritenuti colpevoli di “pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico”, e condannati a pesanti multe equivalenti a 500 e 2mila euro, oltre a pene già scontate durante la detenzione preliminare. Il terzo è stato assolto dal reato di istigazione a delinquere, ma l’emittente è stata condannata al pagamento di una somma equivalente a 10mila euro. Dal giorno degli arresti le trasmissioni della radio sono cessate. Il 21 ottobre due dei tre giornalisti erano stati rilasciati per motivi di salute.

Un quinto giornalista, di Radio Risaaala, è stato giudicato nel corso dello stesso processo. Arrestato il 3 gennaio scorso dopo aver diffuso la notizia di un possibile caso di ebola nel sud del paese, è stato condannato, per pubblicazione di false informazioni, alla pena detentiva già scontata in attesa del processo e a una multa equivalente a 500 euro.

Radio Shabelle è da anni bersaglio delle autorità somale. Nel dicembre 2013 uno dei tre era già stato condannato a 6 mesi per diffamazione, dopo aver dato voce a una donna che accusava la polizia di averla stuprata. Gli arresti del 15 agosto sono scaturiti dall’iniziativa dei giornalisti di riprendere le trasmissioni della radio da una nuova località, dopo che il governo, nell’ottobre 2013, aveva chiuso la stazione radio.

A sostegno dell’innocenza dei giornalisti e della loro scarcerazione si è espressa più riprese Reporters sans frontières. In Somalia si contano ogni anno moltissimi casi di omicidi, arresti arbitrari e intimidazioni nei confronti dei giornalisti. Un numero imprecisato è ancora oggi detenuto. Nella classifica 2015 sulla libertà di stampa stilata annualmente da Rsf, lo stato africano è stato posizionato al 172esimo posto su 180 paesi.

LDP

Leggi anche Liberiamo Mohamed Bashir Hashi, dal blog di Shukri Said

Da ossigenoinformazione.it

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