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Felice per Venezia. Caffè del 16

 

“Primarie Pd a Casson – scrive Repubblica – così Venezia ha votato per dimenticare il Mose”. Venerdì lo stesso giornale usava i termini magistrato e civatiano per bocciare Casson. Il quale ha però vinto, con la maggioranza assoluta dei voti e con il doppio di quelli raccolti dal principale antagonista, sostenuto dall’intero apparato e da Cacciari. La vittoria ha il miele in bocca. “Al ribelle Casson le primarie per Venezia”, dice il Corriere. E Davide Zoggia, fino a ieri suo avversario, ora chiede a Cacciari e Renzi di appoggiare il candidato che ha vinto le primarie. Io solo questo so, che Casson saprà proseguire sulla sua strada che è quella di tenere in futuro Venezia alla larga da comitati d’affare e apparati collusi.  

La Stampa: “Strage di cristiani. Il Papa: fermateli”. Dopo l’ultimo attentato contro due chiese in Pakistan, con la gente inferocita che voleva linciare i complici dei kamikaze, il Vaticano parla di “genocidio” e chiede che l’Isis venga “fermato”.  “Il papa accusa – titola del Corriere – il mondo nasconde la persecuzione”. Con la Turchia di Erdogan contro l’Egitto di Al Sisi, con il governo di Israele che sogna di bombardare Teheran e colpisce Hezbollah, organizzazione di libanesi sciiti non proprio simpatica, ma in prima Linea – lo ha raccontato ieri Maurizio Molinari – contro l’invasione del Califfato nel Paese dei Cedri. Kerry intanto invita il macellaio Assad al tavolo per la Siria. Ci sono altri “macellai” da combattere. E Tony Blair – dice Financial Times – si ritira (finalmente!) da rappresentante per il Medio Oriente del Quartetto (ONU, Stati Uniti, Europa, Russia).  Gli interessi nazionali e imperiali, la rimozione della questione palestinese – in Israele si vota domani, leggete Bernardo Valli su Repubblica -, i continui rinvii del negoziato con l’Iran, il clima di guerra fredda in Ucraina, tutto ciò frena il formarsi di una coalizione in grado, rapidamente, di chiudere il conto col Califfato.

Repubblica: “Lo stato licenzierà i dipendenti inadeguati”. Lo ha detto Marianna Madia che però “tranquillizza”: niente jobs act nel pubblico impiego! Ma dirigenti potranno “salire e scendere” nella gerarchia, ci saranno “commissioni super partes per giudicare il merito”, “e mobilità” dei dipendenti. Niente annunci – dice la ministra – solo realizzazioni. OK,  il governo vuole governare la pubblica amministrazione (non capiamo come ma vuole farlo), vuol render la scuola gerarchica (“battiam, battiam le mani”) e fare la lista dei precari da assumere e di quelli da licenziare. E quanto al settore privato, lo affida agli imprenditori che sapranno fare.

Davvero non stupisce che Landini abbia detto a Lucia Annunziata: “non voglio fare un partito e non lascio il sindacato, ma il sindacato deve fare politica oppure è perduto”. Susanna Camusso si è risentita: nessuno l’aveva avvisata della manifestazione della Fiom. E Renzi prepara una legge (un’altra?) “democrazia nei partiti e burocrazie sindacali”, svela Repubblica che annuncia: “Renzi prepara l’affondo”. Contro Landini? Forse anche no. Per la Stampa “Il premier valuta se offrirgli (al “saldatore”) una legge sulla rappresentanza”. Magari per tenerlo impegnato in Cgil quando voteremo. C’è un pò di confusione sotto il cielo.

Mentre solo Bruti Liberati difende la Boccassini dal linciaggio per aver processato Berlusconi – dove sono le donne che difendevano le donne?-, Cantone dice che la legge Severino “ha bisogno di un tagliando” (pro De Luca? Pro Berlusconi?). Può darsi che abbia ragione, ma quella (Grasso), contro la corruzione, è in un cassetto. Da 2 anni.

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