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8 marzo, non basta un giorno

 

Oggi in quasi tutte le città italiane, davanti ai luoghi pubblici e persino in qualche caso vicino ai templi religiosi (ma qui dipende molto dalle diverse situazioni) si festeggia una ricorrenza annuale nata un poco di anni fa come “la festa della donna”. E il Ministero dell’Interno, che ha questo come antico mestiere, snocciola le sue statistiche rispetto ai rapporti tra i sessi e ai delitti frequenti da parte degli uomini che caratterizza il loro rapporto con quello che una volta veniva chiamato il gentil sesso. E le notizie non sono tra le migliori, tanto per tenerci come Paese i primati negativi che pur continuiamo ad avere malgrado i progressi in dubbi registrati negli ultimi decenni.

In un anno i maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli sono passati nell’ultimo anno da 11991 a 12125 e l’81 per cento le vittime sono donne e bambine. C’è una legge specifica dal 2013 che risulta efficace ma non sufficiente a bloccare il fenomeno dello stalking e dei maltrattamenti da parte degli uomini verso le donne. Da una parte gli ammonimenti contro uomini violenti sono quadruplicati: erano stati 111 nel 2013 e sono diventati 408 nell’anno successivo. E gli allontanamenti forzati sono cresciuti da 73 a 275 e sono aumentati complessivamente i casi di pornografia infantile e di sfruttamento della prostituzione infantile nelle mura di casa.

Insomma appare con chiarezza che la legge è stato un fatto positivo ma che non basta a modificare atteggiamenti e comportamenti che sono effetto di mentalità e modi di pensare che affondano le loro radici in altri tempi e che non si modificano di fronte a un comando giuridico ma soltanto di fronte a un mutamento di condizione culturale o materiale. In assenza di questo tendono a restare o addirittura a peggiorare.
Di fronte a questa condizione che non è presente soltanto in una regione o in una parte del paese ma si può verificare anche in zone economicamente evolute, la ricorrenza di oggi rischia di essere una sottolineatura ironica rispetto alla condizione reale della nostra società e, per questa ragione, ci sono donne che hanno persino difficoltà a festeggiare l’otto marzo. La verità è che soltanto se cambiano i rapporti tra donne e uomini tutto l’anno la festa ha senso e se no rappresenta soltanto un modo di pulirsi la coscienza e continuare a far come prima. E questo sarebbe di sicuro il peggio possibile.

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