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Il fuoco e la luce

 

La mostruosa notizia comparve qualche giorno fa. Non era la prima in web, ma in poche ore lo diventò su tutte le testate e lì rimase per oltre 48 ore: l’Is aveva trucidato, bruciandolo vivo, uno dei suoi ostaggi. Seguirono poi i raccapricci del “particulare” e il ritorno nei dettagli degli sgozzatori. L’orrido, il ripugnante, il terrificante servono sempre a instillare nei  (troppi) cittadini una specie di bramosia nel leggerli, ascoltarli, guardali. E’ poi da questi “approfondimenti” che nascono, ma soprattutto filiano senza giudizio, pensieri, parole, emozioni sconsiderati. Accadde dopo l’11 settembre e le nostre reazioni furono sconsiderate. Sta accadendo oggi e, a differenza della volta scorsa, si è costituita la dicotomia tra Islam “buono” e “cattivo”, ma anziché ragionare su quella si sceglie d’insufflare paura compulsiva da rischio di persecuzione, dunque che saremo lapidati, sgozzati e arsi vivi.

Che quei terroristi per DNA si stiano moltiplicando esponenzialmente è un fatto. Che quelli stiano riesumando i nostri secoli bui (fatti con le più feroci torture, roghi umani compresi) è altro fatto, ma noi abbiamo poi incontrato i lumi sulla nostra strada e sono questi che dobbiamo tenere ben accesi!

E’ ancora un fatto che quei mostri intendano terrorizzarci con le loro immagini e promesse. Quest’ultimo però glielo stiamo servendo noi su un piatto d’argento.

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