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C’è uno stile da imparare

 

Anche il neo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si muove su un’utilitaria, va a piedi nelle brevi distanze, rilascia poche parole che vanno dritte ai problemi dei “concittadini” impantanati in una crisi prepotente. Chiude con un semplice “è sufficiente questo” la prima dichiarazione presidenziale e la dedica proprio a questi temi. Il sorriso timido, il modo riservato di muoversi in queste prime ore dalla sua nomina parlano di servizio e vicinanza, uno stile, che Papa Francesco ci ha già mostrato affacciandosi e salutando una piazza San Pietro festante con un semplice “buonasera”. Tornano nel web per il presidente Mattarella le immagini di un antico dolore, quello per il fratello Piersanti, un dolore chiuso dentro e mai sbandierato. Il web ricorda anche il suo coraggio di dire “no” alla legge inciucio sull’assetto della Tv, roba di vecchia data, di quel craxismo rampante anni ’80 finito nello sciacquone di Mani Pulite. Dolore e coraggio, insieme a misura e attenzione.

Noi giornalisti abbiamo appena finito di dividerci in tante fazioni al Congresso del nostro sindacato. Quella misura, ovviamente, continua a mancarci, sapremo almeno trovare un modo per raccontarla con realismo, obiettività? Però che peccato: avevamo così tanto da dirci in tre giorni che avremmo anche potuto evitare di scimmiottare i soliti politici urlanti. Politicanti di più fresco conio di quello del nuovo presidente della Repubblica e del suo predecessore. Avevamo, noi testimoni dell’Italia tanto coinvolta nei problemi quanto indifferente, un’occasione per esaminare a fondo l’asse portante del nostro lavoro. Nulla di alchemico o magico, solo guardare e raccontare. Qualcuno lo ha fatto citando casi, colleghe e colleghi, storie di vita messe nero su bianco e personali aspirazioni legittime di indipendenza economica, che è anche indipendenza professionale. Ma il grosso del congresso si svolgeva, come spesso è accaduto, in tante riunioni di troppe correnti, dove volavano nomi, cariche, speranze individuali, paure e sospetti. Quando facciamo il nostro lavoro cambiamo il mondo, quando intrighiamo come politicanti arruffoni ne prendiamo le distanze. In quelle pagine non scritte c’è il paese che cerca attenzione. Confido si abbia ancora la capacità di osservare a fondo il ritorno di una politica che sa parlare a voce bassa. Senza capelli tinti e manovre a malapena furbe spacciate per geniali. Spero saremo capaci di aiutare chi proverà ad allontanare la volgarità con ferma timidezza.

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