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Podemos invade Madrid e inizia la campagna per le elezioni politiche

 

Podemos, il nuovo partito guidato da Pablo Iglesias, ha invaso sabato la capitale spagnola. Più di 150mila persone – 300mila per gli organizzatori e 100mila per la polizia – si sono stipate nel corto percorso di appena un chilometro che unisce la Plaza de Cibeles, di fronte al Museo del Prado, con la Puerta del Sol. La Marcha del Cambio, questo il nome dell’iniziativa, è pienamente riuscita e ha lanciato la sfida per le elezioni politiche che si terranno entro quest’anno, tornando nel luogo dove tutto è nato. E’ alla Puerta del sol, infatti, che il 15 maggio 2011 – dalla data il nome del movimento, 15M – vennero piantate le prime cinque tende di quella che, mutuando le proteste delle primavere arabe, divenne una enorme campada, che scosse la società spagnola e ispirò proteste simili in tutto il mondo.

Il ritorno nel luogo simbolo degli Indignados è stato un grande successo organizzativo – con la rete dei circoli sul territorio che ha mobilitato decine di migliaia di persone da tutto il paese, arrivate con treni, pullman e auto private – e un atto politico che candida Podemos alla guida del paese, uscendo dalla virtualità dei sondaggi che da tempo lo segnalano come primo partito nelle intenzioni di voto.

“Il cambio è possibile” è stato lo slogan di quella che è stata una manifestazione “tradizionale”, con tanto di interventi dal palco dello stato maggiore del partito. Pablo Iglesias, leader indiscusso e volto pubblico di Podemos, è stato chiaro: “Quest’anno iniziamo qualcosa di nuovo, è l’anno del cambiamento e batteremo il Pp alle elezioni”. Un messaggio semplice che rappresenta la realtà odierna. Il partito che nasce dall’esperienza degli Indignados può realmente arrivare al governo. Una opportunità che si deve alle caratteristiche specifiche di quel movimento e al percorso che, partendo da quella esperienza, intraprese un gruppo di docenti universitari madrileni, riuniti attorno al giovane collega Pablo Iglesias, deciso costruire su quelle basi una nuova esperienza politica e un laboratorio per il cambiamento. Scelte politiche precise che hanno consentito a Podemos di esprimere un progetto tanto ambizioso quanto concreto.

La prima caratteristica è certamente il rifiuto della violenza politica, ostinatamente praticata dal movimento che riunì decine di migliaia di giovani attorno alle tende, riuscendo così a parlare a tutti gli spagnoli. Quelli di sinistra, certamente, ma non solo, e di tutte le età e le condizioni. Poi, il saper criticare la politica e le istituzioni senza rifugiarsi nella retorica anti-casta (anche se il termine è ormai presente nei dizionari spagnoli), comprendendo l’importanza e la complessità della democrazia delegata e del sistema della rappresentanza, senza cercare facili e ingannevoli scorciatoie.

La capacità, infine, di quel movimento di riuscire a creare una esperienza assembleare trovando la forza di interromperla, prima di cadere nell’autoreferenzialità e nella sterilità politica, per farla fluire nelle esperienze territoriali su temi sentiti e trasversali, come il movimento contro le requisizioni delle case di chi aveva acceso un mutuo e, con la crisi economica, non era più in grado di rispettare gli impegni.

La chiave è stata il saper innestare il bisogno di partecipazione nell’esteso tessuto civico spagnolo – quella rete di associazioni di vicinato che hanno preservato la società civile durante il franchismo e che ancora adesso costituisce la spina dorsale della associazionismo della società spagnola nei territori, dall’organizzazione delle feste patronali e di quartiere alla gestione di asili sociali per i figli dei disoccupati. Disperdere la forza delle assemblee nell’attività reale è stata la scommessa vinta del 15M. Qui i professori madrileni riuniti attorno al docente di Scienze politiche della Complutense, Pablo Iglesias, che dal 2010 si faceva conoscere col programma televisivo La Tuerka, hanno iniziato a pensare una “cosa nuova” che offrisse una prospettiva al bisogno di partecipazione e allo spaesamento derivante dalla crisi della democrazia dei partiti. Non un movimento, non una lista, non una federazione di sigle esistenti, ma un nuovo partito che, praticando forme di partecipazione innovative, esprimesse il bisogno di nuova politica senza cadere nell’antipolitica.

E’ questa la forza di Podemos, per questo riesce a parlare a tanti spagnoli. Alla crisi della democrazia, risponde chiedendo più democrazia. Alla crisi dei partiti, risponde costruendo e strutturando un nuovo partito che affronti i nodi della crisi di quelli vecchi (la cooptazione, la democrazia interna, il ruolo della militanza, la trasparenza dei processi decisionali) facendo proprie le modalità più nuove, anche in relazione alle tecnologie, dei processi partecipativi. Nessuna tabula rasa ma il bisogno di rinnovare la democrazia.

E così sabato a Madrid c’era una enorme rete di persone che univa gli studenti del 15M agli iscritti alle centrali sindacali, il ceto medio piegato dalla crisi alle fasce sociali pericolosamente spinte verso la povertà dalla riduzione dell’occupazione e del welfare, gli elettori di sempre dei partiti tradizionali della sinistra a coloro che voteranno la prima volta alle prossime elezioni.

Podemos attacca il castello dei partiti tradizionali che ancora non sembrano in grado di rispondere all’offensiva. Si pone come avversario dei popolari scavalcando i socialisti, che paiono bloccati nella difficoltà di rivendicare la propria centralità e nell’incapacità di offrire risposte alle domande di rinnovamento e di partecipazione. Il Pp prova a sollevare dubbi sui finanziamenti di Podemos mentre le inchieste disvelano una storia di corruzione e fondi neri che travolge tutta la dirigenza popolare degli ultimi 30 anni. I commentatori dei giornali puntano il dito contro il pericolo del populismo chavista, che pure è presente in alcune frange di Podemos, lanciando allarmi che non possono essere ricevuti che come sproporzionati rispetto al senso di opportunità che la nuova formazione comunica. La sinistra radicale lotta tra la tentazione di farsi assorbire e la conservazione di rappresentanza diretta.

La rivoluzione di Podemos continua e si pone come obiettivo la conquista del governo, spinta anche dal successo di Syriza con la quale ha stretti legami, esprimendo la stessa necessità di rinnovamento della sinistra e di lotta per il cambiamento delle politiche economiche e sociali dell’Unione europea. Ha già influito sulla Spagna e continuerà a farlo, mentre gli altri partiti stentano a trovare una chiave per parlare agli spagnoli. Hanno un anno di tempo ma, comunque vada, lo scenario politico è destinato a cambiare irreversibilmente. E anche l’apparentemente inscalfibile totem dei diversi nazionalismi spagnoli, che nelle sue formazioni di sinistra apparentemente convive con le istanze di Podemos, dovrà presto misurarsi con l’alternativa politica rappresentata dal partito di Pablo Iglesias.

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