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Tutti sanno chi è Charlie ma molti hanno dimenticato Boko Haram che colpisce anche in Camerun

 

Mia figlia Giulia, sei anni, una sera di circa sette mesi fa, mentre scorrevano i titoli di un tg mi chiese ‘Mamma, che cos’è Boko Haram?’.
In quel momento mi illusi che un fenomeno fino a quel momento circoscritto a un’area ignorata dai grandi media, e di cui la maggioranza dell’opinione pubblica non conosceva l’esistenza, avesse finalmente assunto dimensioni planetarie con una conseguente mobilitazione per fermarne l’escalation di violenze.
Ad avvalorare questa convinzione la decisione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di includere, prima dell’estate, il gruppo islamista nigeriano nella black-list del terrorismo per i legami con Al Qaeda, con l’embargo sulla vendita di armi e il congelamento dei beni riconducibili ai suoi militanti.
Poi, dopo la vicenda delle studentesse rapite mentre erano a scuola, che animarono la campagna su Twitter con l’hastag “Bring back our girls”, è calato nuovamente il silenzio sui tragici eventi che si sono susseguiti in Nigeria.

Il fenomeno di Boko Haram, o meglio Jama’atu Ahlis Sunna Lidda’awati wal-Jihad, letteralmente ‘popolo della Sunna per la predicazione e per la guerra Santa’, aveva guadagnato uno spazio nell’immaginario collettivo che nessun analista, fino a qualche tempo fa, poteva immaginare.
Per molte settimane milioni di persone hanno parlato di Boko Haram perché responsabile del rapimento delle giovani.

Ma quanti sanno cos’è davvero Boko Haram e quale sia la portata delle sue azioni?
Elemento fondamentale, di cui tutti dovrebbero essere consapevoli, è che questo gruppo di  militanti musulmani ha gettato nel caos uno dei paesi più popolosi dell’Africa e l’intera regione.

Attentati, omicidi e rapimenti sono alla base del loro agire, ma la ‘mission’ prioritaria è rovesciare il governo nigeriano e creare uno stato islamico.

Uno su tutti il credo che muove l’organizzazione terroristica, il dettato coranico che ritiene, coloro che non siano guidati dai dettami che Allah, dei trasgressori.

Boko Haram promuove una versione dell’Islam che lo rende “haram”, ovvero che vieta ai musulmani di prendere parte a qualsiasi attività politica o sociale filo-occidentale. Questo include votare alle elezioni, indossare magliette, pantaloni o altri indumenti moderni e la ricezione di una formazione laica.

Ma soprattutto uccide chi non decide di convertirsi e seguire pedissequamente i dettami del Corano.
L’ultimo episodio, l’attacco lanciato il 4 gennaio contro le città di Baga e di Doron Baga, nel nordest della Nigeria, è stato tra i più devastanti di sempre. Lo hanno testimoniato anche le immagini satellitari diffuse da Amnesty international che mostrano l’area prima e dopo l’arrivo dei terroristi.
Sono evidenti le conseguenze dell’assalto, che ha raso al suolo edifici e alberi, oltre 3.700 le strutture distrutte nelle due città. Si è trattato di un deliberato attacco contro la popolazione civile che oltre ad aver visto distrutte case, scuole e ambulatori sanitari ha contato oltre duemila vittime.

Un orrore pari all’utilizzo di tre bambine – kamikaze, in poco meno di una settimana, per compiere attentati.

Sappiamo poco di queste piccole vittime trasformate in bombe umane. Erano state rapite nei villaggi della regione di Borno, la stessa dove era stato compiuto il14 aprile il sequestro che aveva portato alla sollevazione mondiale a colpi di tweet.
Come abbiamo potuto sperimentare col tempo, i fondamentalisti non si lasciano intimorire da campagne o dichiarazioni di condanna di questo o quell’esponente politico mondiale e hanno continuato a sottrarre alle loro famiglie adolescenti e bambini di entrambi i sessi.

E l’azione di Boko Haram non si limita alla Nigeria. Le sue mire espansionistiche si spingono fino al Ciad, al Mali, alla Somalia e alla Repubblica Centrafricana dove terroristi di stessa estrazione si stanno coalizzando per ampliare sempre di più il loro dominio di terrore.
Il gruppo avanza lungo il confine nord est, in una campagna di violenza sempre più cruenta. lasciandosi alle spalle morte, distruzione e sequestrando chi riesce a sopravvivere
Sono recenti le notizie di attacchi in alcuni villaggi del Camerun, il rapimento di almeno 80 persone, inclusi bambini e l’assalto a un autobus con l’uccisione di 15 persone, assassinate a sangue freddo solo perché non erano musulmani.
Questi, come altri episodi, trovano poco spazio nei nostri tg, distratti da eventi altrettanto gravi ma che potrebbero essere raccontati con la stesa efficacia con un servizio in meno. magari lasciando un po’ di visibilità a notizie della stessa, se non maggiore, portata e tragicità.

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