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Tsipras e il mito fondante della sinistra

 
I giudizi sul “nazaraki” -il compromesso di governo di Tsipras – e il Nazareno, il compromesso di Renzi, indicano il vizio fondante la sinistra italiana.
L’entusiasmo creato a sinistra dal successo di Tsipras è comprensibile, soprattutto davanti alla manifesta incapacità dell’Europa di manifestarsi per qualcosa di minimamente simile a quel che si voleva che fosse, una casa comune, non la casa dell’orco.

Ma la sete di giustizia sociale che muove la sinistra si scontra sempre con il suo mito fondante nella politica: se una cosa la faccio io è nobile, se la fai tu no.

Vediamo: Tsipras viene presentato come un Robin Hood nonostante il suo “nazarakis” con la destra più ottusa, quelle che è proprio destra, cioè anche anti-europea. Necessario? Probabilmente sì, ma non al punto da doversi arrampicare sugli specchi e negare l’evidente somiglianza con il patto nostrano, quello del Nazareno. In politica, come nella vita, il compromesso è indispensabile, ma qualcosa impedisce di vedere quello che non ci piace. Lo scendere a compromessi è solo degli “altri”. Per il nemico è tradimento, per noi “non lo è mai”.

Poi arriva il primo cedimento alla real-politik. Con il contenzioso in corso con i padroni d’Europa e i grandi investimenti russi in casa propria, il primo ministro “della sinistra” si lancia a dire no alle sanzioni a Putin. Anche qui, comprensibile, ma non proprio cristallino e coerente per un partito che ha rifiutato accordi con altri di sinistra definendoli filo-sovietici. Più filo-sovietico di Putin..
E allora? Niente, la soluzione è non vedere, ovviamente .

Insomma, la sinistra si riscopre sempre all’inseguimento del suo mito fondante, l’idea che gli altri facciano “compromessi infamanti” mentre le proprie sono scelte “coerenti, coraggiose e giuste, per il bene comune”. Ma vogliamo riabilitare il termine “compromesso”, per tutti? Vogliamo rinunciare alla protervia di ritenere le nostre scelte “necessarie e oneste” e quelle degli altri “orridi intrighi”?

Il capolavoro di questo ragionamento è proprietà privata negli ex comunisti italiani: Veltroni ci ha spiegato che loro erano berlingueriani, non erano comunisti, tutti insieme ci hanno spiegato che il “compromesso storico” non era un compromesso, ma un nobile sforzo. Quello degli altri invece è sempre “inciucio”.

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