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Tsipras deve far fronte ai forti malumori che il patto con un partito di destra sta scatenando in buona parte dei suoi sostenitori

 

L’accordo di governo tra Syriza e ANEL (Aneksartitoi  Ellines, i Greci indipendenti) suona come una beffa all’indomani della netta vittoria ottenuta da Tsipras. Il 36.3% ottenuto da Syriza non e’  stato sufficiente per raggiungere la maggioranza assoluta del Parlamento. Alexis Tsipras si e’ fermato a due soli seggi dai 151 che gli avrebbero permesso di governare senza dover ricorrere ad alleanze  di governo. Il leader della sinistra, e nuovo primo ministro, e’ dovuto ricorrere ai 13 seggi portati in dote dal 4,7% dei voti presi dai Greci indipendenti.

Eppure, in un’Atene avvolta da un’atmosfera ovattata e un ancora po’ stordita dalla festa per la vittoria di Syriza, la notizia dell’alleanza con il partito di Panos Kammenos, non ha colto di sorpresa. Gia’ lo scorso dicembre erano trapelate voci di un’intesa tra Tsipras e Kammenos, che avrebbe poi portato alla mancata elezione del nuovo Presidente della Repubblica e, di conseguenza, alle elezioni anticipate. Ma l’ufficialita’ dell’alleanza tra la “Coalizione della sinistra radicale” (significato dell’acronimo Syriza) e un partito nazionalista, dichiaratamente di destra, non lascia indifferenti i greci che, forse se lo aspettavano, ma non volevano credere a questa possibilita’.

La stranezza di questo patto risiede appunto nelle profonde differenze tra i due partiti su valori e temi rilevanti quali diritti civili, politiche sull’immigrazione, matrimoni gay. ANEL e’ un partito con tendenze anti-europeiste nato  nel 2012 da una scissione dell’ala destra di Nea Demokratia (Nuova Democrazia), lo schieramento conservatore di Antonis Samaras, sconfitto da Tsipars.

Il leader e fondatore di ANEL e’ Panos Kammenos, cinquant’anni, ateniese, laureato in economia e commercio, eletto per la prima volta deputato con Nuova Democrazia nel 1993, e viceministro al commercio navale con il governo guidato da Karamanlis nel 2007. Famoso per i suoi toni poco diplomatici e per le sue gaffe (ha di recente sostenuto che gli ebrei greci godrebbero di privilegi fiscali), si batte da sempre contro le imposizioni e le misure della Troika (Commissione Europea, BCE e FMI).

E proprio la dura opposizione all’austerity e’ stata terreno fertile per l’accordo tra Syriza e i Greci indipendenti. Rinegoziare il debito greco con l’Europa e fine dell’austerita’ sono in cima ai programmi di entrambi i partiti. Tsipras, sapendo di non poter contare sui comunisti del KKE, che non hanno mai avuto intenzione di stringere alleanze con Syriza, o sui liberali di To Potami (il fiume), troppo distanti dalle posizioni di Tsipras sulla politica economica, si e’ trovato quasi obbligato ad allearsi con Kammenos.

Oltre a dover dimostrare di poter tirare fuori dalla crisi economica il proprio paese, Tsipras deve ora far fronte ai forti malumori che il patto con un partito di destra sta scatenando in buona parte dei suoi sostenitori. Anche se, probabilmente, la soluzione individuata e’ l’unica a garantire agibilita’ politica al nuovo esecutivo.

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