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Charlie Hebdo, Art.21 alla manifestazione “repubblicana” di Parigi per testimoniare la difesa della libertà di espressione

 

da Parigi. Anche noi di Articolo 21 saremo presenti alla marcia “repubblicana”, indetta dal Presidente della Repubblica francese, François Hollande, per testimoniare la solidarietà ai familiari delle 12 vittime della strage al settimanale Charlie Hebdo, straziate da un commando integralista islamico mercoledì scorso.
Una manifestazione contro la barbarie, contro lo stravolgimento degli insegnamenti religiosi. Perché il fanatismo fondamentalista uccide per primo gli stessi credenti ed umilia il principio di convivenza pacifica tra le diverse culture, storie e scelte politiche. Una manifestazione per dire con voce forte e chiara che le libertà di stampa, di satira, di critica sono beni primordiali, che non possono essere barattati né censurati in nessun modo, sempre, anche nei momenti più difficili e duri come quelli che stiamo vivendo.

Domenica si fermerà tutta la Francia, quella stessa che in queste ore sta dimostrando con compostezza e determinazione nelle piazze storiche, per far sentire la propria voce in difesa delle libertà di espressione, dei principi fondamentali della fraternità e uguaglianza, che hanno sempre contraddistinto intellettuali, artisti e giornalisti francesi e che sono alla base anche della nostra Costituzione e della Carta fondamentale dell’Unione Europea.

Articolo 21 si stringe attorno a tutti i giornalisti, i vignettisti, i lavoratori della comunicazione di Francia, che in queste ore drammatiche e insanguinate stanno dando prova di un’alta professionalità e obiettività, coprendo tutto lo svolgersi dei fatti.
Facciamo nostre le parole scritte dal Direttore di “Le Monde”, Gilles Van Kote nell’editoriale “Liberi, In piedi, Insieme”, in memoria dei caduti di Charlie Hebdo: “Alcuni non nascondevano la loro paura, ma tutti la superavano. Soldati della libertà, della nostra libertà, e sono morti. Morti per delle vignette. Attraverso loro, è proprio la libertà d’espressione – quella della stampa, come quella di tutti i cittadini – che era l’obiettivo degli assassini. E’ questa libertà d’informare e di essere informati, di dibattere, di criticare, di comprendere e di convincere, questa indipendenza dello spirito, questa necessaria e vitale audacia della libertà, che i terroristi hanno voluto schiacciare sotto i loro proiettili”.

Mercoledì prossimo Charlie Hebdo uscirà lo stesso, in un milione di copie, anche grazie all’aiuto di “Liberation”, che già anni addietro aveva ospitato i giornalisti del settimanale quando altri fanatici islamici avevano bruciato i loro locali. Perché, come ha scritto nell’editoriale il direttore di “Libé”, Laurent Joffrin: “Charlie vivrà…Charlie era il ridere intelligente, il ridere impietoso, la presa in giro, l’ironia piena di speranza, Voltaire in vignette, un calcio in culo ai fanatismi. Contro le matite, i pennarelli e i cartoncini hanno fatto risuonare i kalachnikov. Quando non ci sono più argomenti, si spara! Sappiamo che questa professione è pericolosa. Ogni anno nelle zone di guerra muoiono giornalisti a dozzine. Ora vogliono portare la guerra dentro le nostre redazioni. Ma noi non faremo la guerra. Non siamo soldati. Ma difenderemo il nostro comportamento e la nostra vocazione: aiutare i lettori a sentirsi cittadini. Non è una gran cosa, ma è già qualcosa. Con una certezza ancor più radicata: ora sappiamo perché facciamo questo mestiere”.

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