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Il mondo dopo Obama.Caffè del 22

 

“New York, la rivolta degli agenti”, Il Corriere apre con i poliziotti che hanno girato le spalle al sindaco De Blasio, accusandolo di stare con i neri e di tradire il Law and order di Giuliani. Come sarà l’America dopo Obama? Di nuovo razzista, con ragazzi neri che rifiutano il sistema e qualcuno spara ai bianchi, mentre poliziotti e giudici abusano della gente di colore specie se povera? Come con Bush tornerà a cercarsi nemici esterni per giustificare il potere imperiale?

Obama ha reso quasi universale la copertura sanitaria. Ha investito miliardi di dollari per sostenere l’economia e creare lavoro ma ha dovuto, come Bush, finanziare la bolla speculativa e non ha posto un freno alla crescita delle disuguaglianze. Ha aperto le braccia agli immigrati di lungo corso con figli americani, sottraendoli dalle grinfie dei narcos. Ha cercato di chiudere la ferita storica con l’Iran e quella con Cuba, ma ci lascia la guerra asimmetrica con la Russia di Putin, mentre estraendo petrolio dalla roccia, shale oil, ha terremotato prezzi delle materie prime e valore delle monete. Ci lascia una questione israelo palestinese senza soluzione poichè Netanyahu non vuole uno Stato in Palestina nè Palestinesi in Israele con i diritti degli Ebrei.

“Erdogan accentua la sua deriva autoritaria e allontana la Turchia dai valori dell’Unione Europea” scrive El Pais. Russia, Turchia, la piccola Tunisia che tenta di uscire dalla transizione, ma la Libia, il califfato, Israele che non vuol sentire ragioni. E la superpotenza che cambiera chissà come. Personalmente ritengo che una sinistra che non provi davvero a rilanciare l’Europa, cedendole più sovranita ma costruendo controlli democratici, spingendola verso una politica fiscale e una gestione comune dei debiti nazionali, facendone la patria del welfare e della tolleranza, una sinistra che non si proponga questo penso non sia sinistra.

E constato che si muovono persino più nella giusta direzione Tsipras e Syriza, Igresias e Podemos di quanto non facciano i leader socialisti tutti dentro il recinto nazione. Ieri Iglesias ha affrontato la questione catalana. Non ha detto sì all’indipendenza ma ha accusato la Casta di aver insultato la Catalogna. Ha promesso che non abbracciarà mai nè Rajoy nè Mas. Insomma Podemos cerca di far politica e di governare la Spagna, Tsipras la Grecia.

“Lavoro, con il bonus assumere costa meno”, dice la Stampa a rimorchio di uno studio della Cisl secondo cui 4 lavoratori costeranno ora all’imprenditore quanto prima ne costavano 3. Ma serve, scrive Francesco Manacorda, che i  decreti attuativi privilegino  “flessibilità contro precarietà”. Repubblica ha in testa solo l’elezione del Presidente della Repubblica. “Berlusconi e il Colle non metterò veti a un candidato del Pd”. Solo che vuole sceglierlo lui, come tentò di fare a suo tempo con Marini. Anche Alfano vuole sedersi al tavolo della scelta nè vuole veti dal Pd. Bersani cerca una figura autonoma (da Renzi?) e che sappia di economia.

Proprio mentre Corriere e Fatto scoprono che il prefetto di Roma Pecoraro ha mentito all’Antimafia negando un via libera (ora documentato) della prefettura alle cooperative di Buzzi, Renzi continua a sbagliare e liquida Mafia Capitale come una questione di ladri che saranno cacciati dopo la definitiva condanna e di magistrati che dovrebbero parlare meno. Gli risponde Cantone: “difendo la scelta dell’ANM, (associazione magistrati)  di far sentire la propria voce”.

Da corradinomineo.it

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