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Corruzione, se la legge nuova sarà approvata, sarà un passo avanti. A una condizione precisa…

 

Non sappiamo ancora che cosa farà, o  riuscirà a fare, l’attuale presidente del Consiglio e segretario del Partito democratico, asceso alle massime responsabilità, dopo aver fatto per alcuni anni il sindaco di una delle città più belle della penisola, quale è,senza dubbio alcuno, Firenze. Il quale proprio in questo giorni sta varando, prima in Consiglio dei ministri e poi in Parlamento, una legge nuova (si sa da tempo che siamo nell’Unione Europea come nell’OCSE, il  Paese che dispone di un numero maggiore di leggi e che non accenna a smetterla con questa frenesia legislativa che, nei centocinquanta tre anni trascorsi dall’unificazione, non ha avuto mai nessun momento di sosta, se si esclude la ventennale più uno dittatura del duce romagnolo(e ci fu la guerra condita dall’alleanza con il Fuhrer, ricordiamolo, a  interrompere il lungo sogno di Benito).

La legge che porta il nome del guardasigilli Orlando ma anche del PD diretto da Renzi. La legge dice testualmente che, in caso di tentativo di corruzione di un giudice, se i fatti sono stati commessi per favorire o danneggiare una parte in un processo, gli attuali  quattro dieci anni di pena passeranno da sei a dodici anni. Se dalla corruzione compiuta deriva l’ingiusta condanna, deriva una condanna dagli attuali 5-12 anni ai futuri 8-14 anni. Se dalla corruzione avvenuta deriva una condanna superiore a 5 anni oppure all’ergastolo la pena che oggi va dai 6 ai 20 anni passa da un minimo di dieci anni a un massimo di 20 anni. Inoltre altre modifiche pesanti riguardano altre fattispecie. Per quando riguarda l’induzione, la pena  viene portata da sei anni a dieci anni, con un impatto ai futuri processi che è facile immaginare.   Per la conclusione, nel quale viene inserito accanto al pubblico ufficiale, viene inserito anche l’incaricato di pubblico servizio. E  anziché, da 6 a 12 anni, la concussione avrà una pena minima di 8 anni e una massima di 14 anni.

Per i collaboratori di giustizia, pedina essenziale per svolgere processi di questo genere, è stabilito che “chi si adopera per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori anche aiutando l’attività delittuosa anche aiutando concretamente l’autorità giudiziaria nella raccolta di elementi decisivi per la ricostruzione dei fatti e per individuare gli altri responsabili ovvero per il sequestro delle somme” potrà vedere la sua pena diminuita da un terzo fino alla metà.” Infine, la novità per certi aspetti più importante, è la durata della prescrizione. Una proposta avanzata è quella di inserire nell’articolo 161 del codice penale, che regola le sospensioni del processo, tutti i reati di corruzione, laddove sono indicati i reati più gravi come mafia e terrorismo.

A questa proposta si lega la norma proposta dal ministro Orlando che indica una prescrizione che si ferma dopo la sentenza di primo grado, con una sorta di processo breve per l’appello, che potrà durare massimo due anni, mentre il rito in Cassazione non potrà superare più di un anno. Per quanto riguarda il patteggiamento che negli ultimi tempi si è diffuso a macchia di olio, l’articolo 4 del disegno di legge stabilisce che per tutti i reati di corruzione-314,317, 319, 319- ter e quater, 322- bis-“l’ammissibilità della richiesta è condizionata all’ammissione del fatto da parte dell’imputato e alla restituzione integrale del prezzo o del profitto del reato.” Infine sono estesi a tutti reati di corruzione le regole che riguardano il sequestro dei beni, come oggi avviene  già per i mafiosi, tutti i beni  di cui il condannato non potrà dimostrare la provenienza.  Se la legge nuova sarà approvata, sarà senza dubbio un passo avanti a una condizione precisa che  non possiamo dimenticare (e c’è da sperare che non la dimentichi anche il presidente del Consiglio): che altre riforme indispensabili come la riforma della pubblica amministrazione si realizzino  presto o bene o c’è il rischio che il numero delle leggi aumenti ma senza le necessarie conseguenze per gli italiani.  Che è quello che a tutti noi importa alla fine di più.

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