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Riforma della Rai, indicazioni utili dal convegno dell’Anart

 

Il 29 ottobre si è svolto un convegno dell’ ANART (Associazione Nazionale Autori Radiotelevisivi e Teatrali e il premio Ideona) che si sono confrontati sulla riforma della RAI, iniziato con la relazione di Linda Brunetta Presidente e con una discussione che ha coinvolto gli autori della fiction e dell’intrattenimento ecc…, un fatto importante. Nella ideazione e la produzione di contenuti possiamo dividerli tra la notizia, il fatto, e la fantasia, la creatività.
Il fatto, la notizia, sono contenuti, trattati, elaborati dai giornalisti che con la loro organizzazione,(FSNI) hanno un potere contrattuale più forte di altre categorie, anche sulla riforma della RAI, ma sono mediamente più condizionati dal potere politico del governo in carica.
I contenuti pensati e realizzati dagli autori con fantasia e creatività sono quelli che più profondamente incidono sul modello culturale delle persone.
I contenuti d’informazione, i TG è noto che mediamente non raccontano le notizie in modo asettico, ma spesso le interpretano, secondo la propria sensibilità, la cultura di riferimento. Questo mette lo spettatore nella condizione di non credere fino in fondo alle informazioni che sente dai Telegiornali, dai Talk-show (spettacolo di conversazione o di parole) o da alcune inchieste giornalistiche.
Lo spettatore fruisce i programmi di creatività e fantasia, in modo più disteso, distrattamente, mentre mangia del cibo, parla al telefono, o mentre con altre persone svolge una conversazione continuamente interrotta, e chi guarda questi contenuti, di spettacolo, d’intrattenimento o semplicemente di pura fantasia è nella condizione di assimilare il modello culturale proposto più profondamente.
E’ ormai noto che i programmi diffusi dalla Fininvest – Mediaset sono stati gli strumenti più importanti del successo politico di Silvio Berlusconi.
La modifica della Rai, la sua organizzazione aziendale e del lavoro, è importante, poiché diventa un elemento centrale per  tutto il sistema della comunicazione multimediale con tecnologia digitale.  Moderne architetture comunicative, nuovi contenuti multimediali, sono già operativi per la diffusione e l’uso verso lo spettatore, altri nuovi mezzi per la distribuzione, che oggi non conosciamo, potrebbero entrare prepotentemente a favore delle persone, spettatori .
La RAI servizio pubblico e l’editore privato, devono fare sinergia e proporre la sperimentazione, l’ideazione, la produzione e distribuzione di nuovi contenuti. Questa è la “sfida impossibile” su cui riflettiamo da anni, per creare sviluppo e occupazione in questo settore strategico dell’economia dell’apprendimento.
A mio giudizio solo mettendo al centro del sistema la RAI, Servizio Pubblico, è possibile rilanciare la produzione della conoscenza in tutto il comparto multimediale digitale, soprattutto per i contenuti “difficili”.
La idea è quella della “fertilizzazione” che propone la rivoluzione della “tecnologia digitale” nei mezzi di comunicazione e diffusione di contenuti.
La cultura, l’intrattenimento, attraverso la circolarità delle risorse immateriali, come la conoscenza, l’informazione, la creatività, la ricerca scientifica e tecnologica, l’hardware e il software offrono  un’infinita gamma di potenzialità applicative.
Il mercato della comunicazione, e della produzione dei contenuti, è caratterizzato dalla concorrenza globale.
In Italia, è importante la presenza di un soggetto imprenditoriale pubblico, la RAI Servizio Pubblico, finalizzato alla realizzazione degli interessi culturali generali del paese, con l’obbiettivo di un “ Welfare della comunicazione”, utilizzando gli autori, per la produzione di contenuti di fantasia e creatività, rispetto agli acquisti, ai Format.
La sfida è quindi quella far convivere le Ragioni del Servizio Pubblico e quelle legate ad una impresa che fa’ profitto. La RAI deve ridiventare un grande gruppo, sviluppando la tecnologia multimediale e riconquistare la leadership nell’informazione, nella cultura, nell’intrattenimento, nei programmi di servizio pubblico, e in quelli legati al mercato, allargando la propria attività ai nuovi servizi dell’industria della comunicazione digitale su tutte le piattaforme.

La struttura e l’organizzazione della RAI è ancora legata alle legge varata nel 1976, divisa in aree culturali legate alla Democrazia Cristiana, al Partito Socialista, al Partito Comunista, (anche se questi partiti attualmente non esistono) inoltre dividemdo l’informazione dall’intrattenimento ( Testate e Reti). Oggi  con la tecnologia digitale la situazione è completamente cambiata anche nella produzione di contenuti e per questo a mio giudizio le ragioni di una modifica della RAI TV possono essere sintetizzate:

  1. Una struttura dove sia meno pressante e invadente il ruolo del parlamento e del governo nella scelta dei dirigenti e delle linee editoriali. La ricerca del pluralismo culturale, è la condizione indispensabile per pensare e ideare nuovi contenuti in tecnologia digitale (radiofonici o con immagini in movimento )  come criterio  essenziale per assolvere il ruolo di servizio pubblico, ma anche per rappresentare una società articolata come quella italiana.
  2.  Rilanciare progressivamente le strutture d’ideazione interne, con persone competenti, preposte alla creatività e alla fantasia, uffici distrutti negli anni precedenti da direttori generali più sensibili agli interessi privati,
  3. Il rilancio della produzione RAI, utilizzando gli autori italiani, promovendo la scelta dell’innovazione del prodotto, con creatività e professionalità, negli scenari aperti dalla tecnologia digitale per tentare di competere nei marcati globalizzati.
  4. Utilizzare, la distribuzione internazionale della RAI TV, per la diffusione dei contenuti multimediali, ideati e prodotti in Italia, che rappresenti in nostro modello culturale, come risposta alle sfide della globalizzazione.
  5. Progettare il futuro, la ricerca di alleanze strategiche con altri gruppi della comunicazione e l’acquisizione di capitali, per non essere colonizzati nella sfida della tecnologia digitale e nella diffusione di contenuti nel nuovo millennio.
  6. La riforma della RAI non può prescindere da una riforma complessiva di tutto il settore della distribuzione (reti) digitale. Oggi i canali di distribuzione sono potenzialmente circa 1000, sul digitale terrestre DTT, oltre 2000 sul satellite a diffusione diretta DBS, e con l’introduzione della fibra ottica su tutto il territorio nazionale, saranno possibili utilizzare un numero molto alto di canali, per le reti Internet, il cinema ormai è a diffusione digitale tramite satellite.

Per gli autori una grande potenzialità sulla carta, anche se oggi si contano solo circa 7 i canali generalisti economicamente  sostenibili con grande difficoltà.

Le linee d’intervento per aprire un dibattito nel paese e nel parlamento sulla riforma della RAI Servizio Pubblico potrebbero essere:

LE FREQUENZE = reti e contenuti
La produzione di contenuti multimediali legati alla fantasia e alla creatività, e alla tecnologia digitale, devono essere un impegno anche per il parlamento, nel rivedere la riforma della RAI che deve essere la riforma del sistema multimediale digitale, per potenziare il sistema di diffusione in Italia e nel mondo dei contenuti italiani; Il Governo e il parlamento, dovrebbe, in previsione della diffusione su tutto il territorio italiano della rete a larga banda, creare le condizioni per  sinergie con le potenzialità locali, regionali (Radio e TV) per ideare realizzare contenuti che valorizzino il nostro modello culturale locale Glocal ovvero dare la possibilità di realizzare contenuti locali con una distribuzione globale.

IL CONFLITTO DI INTERESSI è una delle altre questioni che servono alla regolamentazione di tutto il sistema,  poiché è necessariamente legato alla riforma della comunicazione multimediale digitale su tutte le piattaforme.

LE RISORSE ECONOMICHE
Il sistema oggi assegna le risorse economiche  alla RAI dal Canone e dalla pubblicità, per  altri reti private dalla pubblicità e dalla TV a pagamento.
Il Governo sta studiando la possibilità di trasformare la riscossione del Canone TV in una tassa. Questa proposta potrebbe portare ad introiti più alti, quindi  ad esempio come la legge 122/98 sulla  fiction, si potrebbe fare pressione sul parlamento che riservi una quota della nuova tassa del canone ai contenuti di fantasia e creatività, ovvero all’intrattenimento ideato e realizzato in Italia proprio per valorizzare il nostro modello culturale a partire dalla firma del contratto di servizio.

DIRITTO D’AUTORE
Il diritto d’autore è lavoro.  La giusta remunerazione della creatività, dell’ingegno, della produzione culturale deve essere tutelata per gli autori anche  nativi digitali che operano nella rete. Alcuni sostengono che l’utilizzo gratuito dei film, della musica e di qualsiasi prodotto dell’ingegno deve essere fruito gratuitamente in rete, poiché questo aiuta la diffusione dei contenuti che poi saranno acquistati. Il punto è che i social network, utilizzano queste opere dell’ingegno e parte di esse per mettere a loro volta della pubblicità e ricavarne un’ingente risorsa economica.
Gli autori devono difendere il loro diritto, soprattutto nei confronti delle società che utilizzano i social network, che fanno profitti in Italia con le opere dell’ingegno, ma avendo la sede legale in un altro paese e non pagano “l’equo compenso”. Sul diritto d’autore occorrerà seguire il lavoro di Andrus Ansip, nuovo Vice Presidente per l’Unione Digitale che si occuperà del diritto d’autore sulle nuove reti digitali
Una riflessione importante  fatta dall’ANART, che a mio giudizio deve proseguire  coinvolgendo tutte le forse politiche, tutte le persone interessate, poiché questo settore in particolare è sicuramente quello, che più di altri crea sviluppo e occupazione;  pensare di mettere mano solo a parte dell’organizzazione RAI non risolve il problema di tutto il sistema.

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