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Nuova Commissione Europea. Finalmente si volta pagina

 

“Finalmente in Europa si volta pagina”, annuncia entusiasta Matteo Renzi, riferendosi al piano di investimenti da 300 miliardi promesso dal nuovo presidente della Commissione, Jean Claude Juncker. Ma chi sono i componenti di questa nuova Commissione che, secondo le aspettative del nostro governo, dovrebbe finalmente varare una politica espansiva contro l’austerity?

Partiamo proprio dal suo presidente. Primo ministro del Lussemburgo per ben diciotto anni (dal 1995 al 2013), dopo esserne stato anche ministro del lavoro e della finanze, Juncker è stato tra i principali artefici della metamorfosi che ha portato il piccolo Granducato a divenire uno dei paradisi fiscali più ricchi del mondo, tra i più refrattari a rinunciare al segreto bancario e ad adeguarsi alle norme sulla trasparenza europea. Ma Juncker è stato anche un importante esponente della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, due istituzioni spesso ritenute responsabili di politiche economiche votate al capitalismo più sfrenato, e lo è stato proprio negli anni topici che vanno dall’avvio del processo di globalizzazione alla crisi economica attuale. Per quanto riguarda il suo ruolo all’interno delle istituzioni europee, Juncker è stato uno dei principali fautori del trattato di Maastricht e dell’introduzione accelerata della moneta unica, prima di presiedere, dal 2005 al 2013, quell’Eurogruppo che tanta parte ha avuto nel varo di politiche di austerità fallimentari nei confronti dei cosidetti Pigs.

Tra i vicepresidenti, con delega a lavoro, investimenti e competitività figura Jyrki Katainen, uno dei più arcigni fautori del rigore e dell’austerity, da sempre riluttante alla concessione di aiuti ai Paesi del Sud Europa. Da premier della Finlandia, nell’estate del 2011 pretese un’ipoteca sull’acropoli di Atene in cambio dei prestiti alla Grecia da parte dell’UE. Assieme all’ex premier lettone, Valdis Dombrovskis, altro vicepresidente con deleghe economiche molto importanti, Katainen è ritenuto un fedele alleato di Angela Merkel, la quale avrebbe fatto di tutto per destinare questi due guardiani del rigore in posti chiave della nuova Commissione.

La risposta del Partito Socialista Europeo alla nomina di Katainen e Dombrovskis, è stata l’elezione di Federica Mogherini come alto rappresentante degli affari esteri dell’UE e soprattutto quella di Pierre Moscovici a responsabile degli affari economici e finanziari. Già vicepresidente del Parlamento Europeo dal 2004 al 2007 e ministro delle finanze della Francia dal 2012 al marzo scorso, Moscovici è stato più volte criticato in patria per essere anche il vicepresidente del Cercle de l’Industrie (carica ricoperta fino al 2012), una lobby di grandi aziende francesi molto attiva a Bruxelles, creata per volere di quel Dominique Strauss-Kahn direttore generale del Fondo Monetario Internazionale dal 2007 al 2011. Una lobby che vede, tra i suoi membri, colossi come Total e L’Oreal, Michelin e Alstom, e che intrattiene rapporti privilegiati anche col Transatlantic Partnership Network, potente lobby americana che dichiara di avere, quale sua “immediata priorità”, la realizzazione del TTIP, il controverso (e pericoloso) accordo di libero scambio tra USA e UE.

Altra nomina quantomeno bizzarra – e che fa dubitare alla effettiva volontà dell’Europa di “voltare pagina” su un altro tema fondamentale qual è la lotta all’inquinamento – è quella di Miguel Arias Cañete a responsabile all’energia e al clima. Con una carriera politica più che trentennale alle spalle, Cañete è stato due volte ministro dell’agricoltura, sotto i governi di Aznar e Rajoy. Ma soprattutto è stato alla direzione di due importanti compagnie petrolifere, Petrologis Canarias e Petrolifera Ducar; per evitare ogni possibile conflitto d’interessi, qualche settimana fa Cañete ha annunciato le sue dimissioni, vendendo tutte le sue quote azionarie. Peccato, però, che suo figlio rimanga comodamente seduto nel consiglio di amministrazione sia di Petrologis Canarias sia di Petrolifera Ducar, e che alla presidenza delle due compagnie sia subentrato nientemeno che il cognato del nostro Cañete. Oltre alla questione concernente il conflitto di interessi, c’è quella che riguarda la visione che, rispetto all’ecologia e al clima il nuovo commissario europeo ha dimostrato di avere negli ultimi anni: grande amante del fracking, favorevole alle trivellazioni nel Mediterraneo e al largo delle Canarie, Cañete si è anche speso per la privatizzazione delle spiagge spagnole, auspicandone la cementificazione.

Commissario dell’ambiente, della marina e della pesca sarà invece il maltese Karmenu Vella, che nel marzo del 2013 si era fatto conoscere per essere diventato ministro del turismo del suo Paese lo stesso giorno in cui si era dimesso dalla presidenza di Orange Travel Group, colosso internazionale del turismo. Dal 2007 al 2013, però, Vella è stato anche amministratore non esecutivo di Betfair, una tra la più grandi compagnie al mondo di scommesse online. Siamo sicuri che in Europa non esista una persona più adeguata a occuparsi di ambiente?

Carlos Moedas è il nuovo commissario per la ricerca, la scienza e l’innovazione. Il suo curriculum parla soprattutto di incarichi nel mondo della finanza, come quello nel settore fusioni ed acquisizioni di Goldman Sachs. Nel 2008 ha fondato la compagnia di investimenti Crimson Investment Management, che controllava in esclusiva le quote portoghesi di uno dei fondi di private equity più importanti al mondo. Nel 2011 Moedas fa il suo debutto in politica nel Partito Socialdemocratico, entrando nel Parlamento di Lisbona, ma solo dopo essersi premurato di rilevare tutte le quote di Crimson per trasferirle alla moglie. Il giorno successivo alla sua elezione, viene promosso Segretario di Stato del primo ministro, divenendo supervisore entusiasta del programma di austerità imposto al Portogallo dalla Troika.

Il nuovo commissario agli affari finanziari, l’inglese Jonathan Hill, è noto per il suo passato ondivago tra incarichi politici e ruoli prestigiosi nel mondo delle lobby. Inizialmente impegnato nel dipartimento di ricerca del Partito Conservatore, è stato a lungo consigliere politico ed economico per vari dipartimenti britannici. Si è poi dedicato al lobbying per la Lowe Bell Communications, prima di tornare nell’organico di  Downing Street: fu, tra l’altro, consulente di John Major proprio durante le negoziazioni per il trattato di Maastricht. Poi di nuovo nel mondo degli affari: nel ‘94 Hill entrò far parte della Bell Pottinger Private Communications, una potente lobby britannica spesso criticata per la sua mancanza di trasparenza e per la sua disinvoltura nel trattare con dittatori o con Stati responsabili di violazioni dei diritti umani. Nel 1998 Hill contribuì alla fondazione della Quiller Consultants, una società di lobbying a cui si rivolgono colossi come Novartis, HSBC e Microsoft. Nel 2010, riscoperta la passione politica, è nominato membro della Camera dei Lord, di cui diviene leader nel gennaio 2013. Nel frattempo, però, il Telegraph accusa Hill di aver favorito, mentre rivestiva la carica di sottosegretario all’Istruzione (dal 2010 al 2013), acquisti del ministero per le mense scolastiche presso la Tesco. Che figura, guarda caso, nella lista dei clienti della Quiller.

Ora, alla luce di questa sommaria radiografia di alcuni membri (ci siamo limitati ai casi più emblematici) della nuova Commissione Europea, viene spontaneo chiedersi se tutte queste speranze diffuse da Renzi rispetto alla svolta di Juncker e dei suoi 300 miliardi non siano l’ennesima illusione. Siamo sicuri che i nuovi commissari abbiano davvero la libertà di agire in nome dell’interesse pubblico, e non in nome di quello delle multinazionali e dell’alta finanza? Siamo sicuri che siano alieni da ogni ricattabilità politica, così da potersi opporre alle ingerenze dei Paesi più forti del fronte del rigore, come la Germania? E, soprattutto: siamo sicuri che i nuovi commissari, indipendentemente dal loro colore politico, non appartengano alla stessa cultura, non provengano dagli stessi ambienti economici che hanno perseguito per decenni le logiche ultraliberiste responsabili della crisi? Sarebbe bello avere delle garanzie, in tal senso, dal nostro primo ministro. Sempre che chiedere garanzie, beninteso, non sia una pratica desueta come quella di inserire un gettone in un iPhone.

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