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Il caso Azzolini

 

Mentre il nostro presidente del Consiglio Matteo Renzi incassa, come si dice con un termine politico che ha qualcosa di brutale, l’appoggio esplicito – su un grande quotidiano milanese – di 108 professionisti di fama e di qualche aristocratico di antico lignaggio che l’hanno messo peraltro a loro spese, si è consumato il 7 ottobre scorso un’applicazione particolarmente squallida del ben noto Patto del Nazareno firmato a suo tempo da Renzi e Berlusconi e più volte confermato dai due interlocutori con scelte manifeste.  Proprio quel giorno, infatti, i sette componenti del Partito democratico che fanno parte della Giunta per le autorizzazioni a procedere hanno votato contro la relazione di Felice Casson che aveva chiesto che fosse concesso ai magistrati dell’accusa che indagano sul senatore (avvocato dal 1984, cassazionista dal 1999 e specialista in diritto civile, fiscale, tributario, societario e commerciale) Antonio Azzollini (entrato in politica prima nel PDUP, poi nei Verdi, quindi nel PCI-PDS prima di approdare nella giunta comunale (definita di “unità” di Annalisa Altomare ex DC dopo la tragica uccisione del sindaco di Molfetta Gianni Carnicella e infine per approdare felicemente e a lungo nelle file berlusconiane prima di andarsene di recente con il Nuovo Centro Destra)  per associazione per delinquere, truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio, frode in pubbliche  forniture, attentato alla sicurezza dei trasporti marittimi e ambientali. Il politico di Molfetta è presidente della Commissione Bilancio, proprio di quella cioè che dovrà esaminare tra qualche giorno la legge di stabilità che, come è noto, sostituisce la vecchia “legge finanziaria” e fa le scelte decisive per la politica economica del paese Italia.
L’accusa contro il parlamentare pugliese è quella di aver sperperato – secondo i pubblici ministeri – 150 milioni di euro destinati alla costruzione di un porto inutile e mai terminato.   Sette senatori del PD, di fronte alla relazione precisa di Casson hanno detto che le intercettazioni di Azzolini non possono essere utilizzate perché “non casuali”. Le telefonate intercettate di Azzollini sono state solo dieci in un anno e mezzo. Con il responsabile tecnico del progetto per il porto, il senatore ha parlato due volte negli ultimi due mesi e con un altro indagato nella stessa inchiesta per tre volte negli ultimi otto mesi. E diventa difficile sostenere che il presidente della Commissione Bilancio avesse relazioni abituali con i protagonisti dell’affare del porto. Peraltro nel partito democratico non sono tutti contenti di quello che è successo nella Giunta per le autorizzazioni a procedere se i pugliesi Michele  Emiliano, ex sindaco di Bari e Guglielmo Minervini, ex sindaco proprio di Molfetta, hanno definito il comportamento dei colleghi di partito come “un fatto grave e da censurare.” Più duro ed esplicito il commento della senatrice Laura Puppato che ha dichiarato: ” Per il PD è una sconfitta. Non bisogna usare tecnicismi per ostacolare il lavoro della magistratura. ” Per chi come chi scrive che, viene dal Mezzogiorno e conosce anche la Puglia, non è una pagina  bella quella che  si è scritta perché è un altro segno negativo sullo stato del Paese, come delle nostre istituzioni politiche e parlamentari.

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