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O Taef o barbarie

 
Distruggere l’ISIS è un imperativo morale. Per costruire la Taef regionale, l’unica alternativa è la barbarie.
Per il Libano, la Siria e l’Iraq in fiamme il problema è uno solo: vogliamo la pace o no? Ebbene in quelle terre pace vuol dire coesistenza. E la coesistenza ha una formula sola, quella fissata con coraggio e visione nel 1990 dagli accordi di Taef: quegli accordi non tengono conto di quanti siano in Libano i cristiani e i musulmani, divide a metà la rappresentanza parlamentare, e divide in tre le supreme magistrature, una ai cristiani, una ai sunniti una agli sciiti. Un altro articolo mai citato degli accordi prevede la costituzione di una seconda camera, da eleggersi sulla base del sistema un uomo-un voto.
In questo modo gli accordi di Taef dicono: le comunità vanno garantite perché sono una ricchezza, tutte devono sapere che nessuno cercherà più di annientarle. Ma le comunità non devono diventare una gabbia per gli individui, che devono godere dei loro diritti di persone libere.

Dall’invasione statunitense dell’Iraq questa formula è sotto attacco: i pasdaran, come i neocon statunitensi, hanno pensato di smantellare gli stati, sostituendoli con entità tribali, confessionalmente omogenee. L’operazione è cominciata in Iraq, dove proprio al-Baghdadi è riuscito misteriosamente a scappare dal carcere americano dove era recluso. Al Maliki, uomo dei pasdaran, ha perseguitato la minoranza sunnita. Assad in Siria ha messo in opera la più mostruosa operazione di pulizia etnica. Or l’ISIS vuole distruggere per sempre e anche SIMBOLICAMENTE l’idea stessa di società complessa,praticando l’orrore che vediamo in queste ore.

Consentire che i leader sunniti moderati venissero decimati è stato un orrore. Consentire che i leader cristiani loro interlocutori ( Kassir, Ghanem, Hawi, Tuèni, Gemayyel) venissero impunemente assassinati per le strade di Beirut è stato un orrore. Consentire che Assad usasse ogni tipo di arma ignobile, dai gas ai barili bomba, per sterminare la popolazione siriana, è stato un orrore.

Oggi distruggere l’ISIS è un imperativo morale del mondo libero. Ma per riuscirci bisogna riconoscere tutto questo , indicare in Putin il complice di questo efferato disegno khomeinista.

Trovare i sunniti moderati sotto le macerie che per dieci anni i teocratici alleati dei pasdaran hanno riversato su di loro non sarà facile. Certo non ci si riuscirà con un progetto che non si chiami “Taef regionale”: un progetto nel nome del vivere insieme e contro gli angeli sterminatori. Una strada non facile ma priva di alternative. Per seguirla possono servire anche la maniere forti, come il popolo siriano ha invocato per anni.

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