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I drammi dei “piccoli” migranti, facili prede della criminalità

 

di Piero Innocenti

Nel mondo si sta registrando, da diversi anni ormai, il più vasto movimento forzato di tutti i tempi. Sottovalutato a lungo, continuare a non gestirlo in modo diverso dall’attuale e cioè in modo più equo ed efficace, con una forte cooperazione internazionale ( fatta di atti concreti e non di parole vuote) e con quello spirito di vera solidarietà che più volte ha richiamato anche il papa Francesco, significherà dover affrontare serissimi problemi sociali in molti paesi, incluso il nostro. Tra i migranti che sbarcano sulle nostre coste, uno degli aspetti più drammatici è quello riguardante i minori ( ragazzi/e di età inferiore ai 18 anni) ed in particolare quelli non accompagnati dai genitori o da un adulto che possa assumerne la responsabilità. Si tratta di numeri in continuo aumento che nella loro crudezza debbono indurre a serie riflessioni ( mentre scriviamo si sono recuperati da poco in mare, innanzi alla costa libica e nei pressi di Lampedusa, i cadaveri di migranti, tra cui diversi bambini, annegati dopo l’affondamento dei barconi su cui si trovavano).Dunque, nel 2014, alla data del 27 agosto scorso. sono stati ben 17.046 i minori sbarcati (e di questi 9.821 quelli non accompagnati), sul totale di 109.128 migranti. Una cifra di molto superiore al totale dei 6.348 minori sbarcati nel triennio 2011/2013. In molti casi si tratta di giovani dai 12 ai 17 anni (poche le ragazze) ma anche di bambini di età inferiore ai dieci anni, i cui genitori sono morti o scomparsi nelle guerre in atto nei loro paesi e che cercano di raggiungere amici o parenti che lavorano stabilmente in altri paesi dell’UE. In altri casi sono le stesse famiglie africane a spingere il minore a partire, sperando che possa trovare un mondo migliore, un lavoro, la possibilità di studiare, di sopravvivere. Reale il timore che questi giovani, lasciati allo sbando, finiscano nella rete di pedofili o vengano arruolati dai “caporali” in Calabria o in Puglia, o assoldati dalla criminalità, in particolare quella del narcotraffico. Basti pensare che sono stati ben 476 i minori, in gran parte stranieri, denunciati dalle forze di polizia alla magistratura per spaccio di droghe nei primi sette mesi del 2014.

I minori rientrano nella categoria delle cosiddette “persone vulnerabili” e cioè di persone con bisogni speciali ( come gli anziani, i disabili, le donne in gravidanza, le persone che hanno subito gravi forme di violenza ecc..), alle quali il diritto dell’UE (art.17 della direttiva comunitaria 2003/9/CE e art.3 della direttiva 2008/115/CE sui rimpatri) garantisce una protezione supplementare. Sebbene la Convenzione europea dei diritti dell’uomo non contenga disposizioni che facciano espressamente riferimento ai minori non accompagnati il trattamento loro riservato può essere esaminato nel contesto di varie norme tra cui l’art.5 sul diritto alla libertà e alla sicurezza e l’articolo 8 sul diritto al rispetto della vita privata e familiare. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha anche stabilito che gli Stati hanno la responsabilità di tutelare i minori non accompagnati e di non abbandonarli a se stessi dopo il rilascio. Tutte le decisioni riguardanti i minori debbono, inoltre, basarsi nel rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo. Poiché, in generale, le persone che giungono da noi, come in altri paesi dell’UE, sono spesso senza documenti e sostengono di avere meno di diciotto anni, si rende necessario procedere all’accertamento dell’età che, in Europa, avviene con una varietà di tecniche (in particolare radiologia del polso) e con il consenso del minore. La rappresentanza dei minori non accompagnati deve essere assicurata subito dopo che hanno presentato domanda di asilo. Il rappresentante designato può essere un tutore legale oppure, secondo la direttiva comunitaria innanzi citata, un rappresentante di un organismo incaricato della cura e del benessere dei minori. La sistemazione alloggiativa deve avvenire presso familiari adulti o presso la famiglia affidataria indicata dal giudice, in centri di accoglienza specializzati nell’ospitare minori oppure secondo altre modalità che offrano un alloggio idoneo per i minori. Fanno eccezione quei minori che hanno già compiuto 16 anni che possono anche essere alloggiati in centri di accoglienza per adulti richiedenti asilo. Va detto che in Italia si sta facendo un grande sforzo organizzativo grazie alla insostituibile collaborazione dei Comuni interessati, della Chiesa, della gente comune, del volontariato, per assicurare la dovuta protezione ed accoglienza a queste persone. Servono più soldi, è vero, per il Fondo nazionale per l’accoglienza dei minori stranieri da destinare ai Comuni, ma una mano tesa ai giovani migranti per far sentir loro il calore dell’amicizia e della fratellanza ( sentimenti sconosciuti a molti politici) è già un bel gesto e può servire per sottrarli alla criminalità.

Da liberainformazione.org

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