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Povertà, Caritas: “Anche con la ripresa, non si tornerà ai livelli pre-crisi”

 

Presentato oggi a Roma il primo rapporto sulle politiche contro le povertà. Rispetto al 2007 raddoppiano i poveri e cambia il volto dell’indigenza, ma preoccupa il futuro. “Destinato a permanere un tasso di povertà assoluta più alto rispetto allo scenario pre-crisi”

ROMA – La povertà assoluta in Italia è raddoppiata rispetto agli anni precedenti alla crisi, ma il futuro (se non si interviene), non è roseo: neanche con la crescita economica la povertà tornerà ai livelli pre-crisi. È questa la fredda analisi della Caritas italiana nel suo primo Rapporto annuale sulle politiche contro le povertà dal titolo “Il bilancio della crisi. Le politiche contro la povertà in Italia” presentato oggi a Roma. Il rapporto presenta un quadro complessivo della situazione e analizza a fondo le misure messe in campo dai diversi governi per tentare di fronteggiare l’avanzata della povertà, guardando al futuro ipotizzando possibili scenari.

L’avanzata della povertà. Il quadro della situazione, già reso noto in tutta la sua gravità dai dati sulla povertà assoluta pubblicati dall’Istat, è quello dei 4,8 milioni di poveri assoluti residenti in Italia, pari all’8 per cento del totale dei residenti. Un dato che è esattamente il doppio di quello del 2007, “ultimo anno di crescita del Pil prima del periodo (durato sei anni) che ne ha visto prevalere il segno negativo” spiega il rapporto. Nel 2007, infatti, la percentuale di persone in povertà assoluta era il 4 per cento ed erano complessivamente 2,4 milioni. Ma non sono solo i dati generali a dare la dimensione di un fenomeno che in questi ultimi anni è andato ad ampliarsi su tutto il territorio nazionale. Secondo il rapporto, infatti, se negli anni pre-crisi il fenomeno riguardava quasi esclusivamente il Sud, oggi affianco alla questione meridionale ce n’è una settentrionale. Se nel 2007 riguardava molto spesso gli anziani, oggi riguarda anche i giovani. E se le più colpite prima della crisi erano le famiglie con almeno 3 figli rispetto alle altre, oggi l’asticella è scesa e già con 2 figli si rischia di finire in povertà assoluta. Infine, il lavoro. La povertà assoluta, negli anni pre-crisi riguardava soprattutto chi non aveva un lavoro. Oggi tocca anche chi ne ha uno.

Il futuro non è roseo. Se il confronto tra il 2007 e il 2012 fa ben capire quale sia stata l’avanzata della povertà assoluta nel nostro paese, nel rapporto della Caritas non si ripone fiducia in una possibile ripresa della crescita economica. “Ci si può attendere che l’auspicata ripresa della crescita economica determini, nei prossimi anni, una riduzione del tasso di povertà – si legge nel rapporto  -, anche se tempi e proporzioni dell’arretramento sono imprevedibili. Gli economisti, tuttavia, concordano nel ritenere che la povertà non potrà tornare al livello pre-crisi, a causa dell’indebolimento strutturale del contesto socio-economico italiano. Una diffusione della povertà superiore a quella conosciuta in passato, dunque, caratterizzerà il nostro paese negli anni a venire”. Secondo il rapporto, quindi, è “irrealistico immaginare un ritorno ai valori del 2007”. Le ragioni sono da individuare “nei mutamenti strutturali vissuti dalla società italiana, a partire dalla precarizzazione del mondo del lavoro e dall’indebolimento della capacità delle reti familiari di fornire sostegno economico. Pur risultando impossibile formulare in merito previsioni attendibili, si può certamente affermare che un tasso di povertà assoluta più alto rispetto allo scenario pre-crisi sia destinato a permanere”. (ga)

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