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Un Senato che serva al Paese

 

Il rischio che il nostro Paese sta correndo a rotto di collo è che la riforma del Senato sia approvata in questa legislatura ancora nel l piano iniziale di un ” Senato per le Autonomie “e con così scarse funzioni da risultare alla fine una sorta di revisione solo  decorativa.  Se questo dovesse accadere ci troveremmo di fronte a un organismo inutile e tutti i discorsi, da qualsiasi parte vengano, di tenerlo in piedi ad ogni costo sarebbero di sicuro deboli e da abbandonare. Dovrebbero invece, a mio avviso, servire due criteri di fondo tra loro complementari: il primo è quello di intervenire con il minimo indispensabile di modifiche sul testo della costituzione  repubblicana. Il secondo è quello di motivare in qualche modo la presenza di una Camera Alta che, per ricordarlo rapidamente, ha avuto nel periodo liberale, tra i suoi componenti, intellettuali importanti come il filosofo  Benedetto Croce, gli  scrittori  Alessandro Manzoni Giovanni Verga e Giosuè Carducci, il musicista Giuseppe Verdi, l’economista Luigi Einaudi.

Nel settantennio repubblicano, invece, ci sono state di recente soltanto quattro nomine di questo genere tra le trentasette compiute dai presidenti della repubblica. Naturalmente non ha molto senso quel che è scritto nel progetto iniziale del governo che ventuno cittadini illustri siano nominati motu proprio dal capo dello Stato in carica che diventerebbe – lo ha scritto oggi il professor Ainis su un quotidiano e sono d’accordo con lui – da arbitro il “partigiano” delle scelte sempre delicate in questo campo. L’articolo 7 del disegno di legge, firmato dall’ex ministro Chiti  e  da una trentina di senatori del Partito democratico, dopo aver ricordato che i membri della Camera Alta sarebbero cento eletti nelle regioni italiane, più sei eletti all’Estero, e attribuisce al nuovo Senato la competenza legislativa (insieme con la Camera) sulle leggi di revisione della Costituzione e sulle altre leggi costituzionali e inoltre per le leggi in materia di sistemi elettorali, ordinamenti dell’Unione Europea, tutela delle minoranze linguistiche e alcuni articoli importanti della carta costituzionale vigente: articolo 7 comma secondo, articolo 8 comma terzo, articolo 10 commi secondo e terzo, articolo 13, articolo 14  comma secondo, 15 comma terzo, articolo 16,21 commi primo, secondo e terzo, 24 commi primo e secondo, 25,27,32 comma secondo, 48 commi terzo e quarto, 51,60 comma secondo, 65, 66, 69, 75, 80, 87 comma nono, 98 comma terzo, 102,103,108,111,125, 135 comma quinto e sesto, 137 comma secondo.

Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati.  Naturalmente una simile riforma, e il fondatore de La Repubblica lo ha ricordato, nell’editoriale di ieri sul quotidiano romano, questa riforma riprende con significative correzioni il sistema vigente nel modello presidenziale francese. Ma può essere accettato, ad avviso di chi scrive come di gran parte dei costituzionalisti italiani che si sono già pronunciati, anche in un sistema parlamentare corretto come quello adottato dalla costituzione repubblicana.  Quello che importa e che il nuovo Senato recepisca compe-tenze importanti che, purtroppo, difettano abbastanza negli attuali gruppi parlamentari di tutti i partiti e che, in materie decisive quali sono quelle elencate sopra, non sia soltanto la Camera dei deputati a prendere le relative decisioni. Almeno così mi pare.

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