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Ragazzo palestinese ucciso a Jalazon

 

Il giovane è stato colpito in pieno petto dal fuoco dei militari durante le proteste seguite ad una incursione notturna nel campo profughi alle porte di Ramallah. Hebron completamente isolata.

Articolo di: NEAR EAST NEWS AGENCY

Vanno avanti senza sosta le ricerche dei tre adolescenti israeliani rapiti giovedì notte nei pressi di Hebron, in Cisgiordania.  In quella zona si concentrano le indagini e con esse le dure misure restrittive, di fatto punitive, attuate da Israele che stanno colpendo tutta la popolazione palestinese. Misure accompagnate da raid, rastrellamenti, arresti di decine di persone.

La scorsa notte durante una incursione nel campo profughi di Jalazon, nei pressi di Ramallah, i soldati hanno ucciso un palestinese di 19 anni, Ahmed Arafat, che, assieme ad altri giovani, protestava per il raid israeliano. Arafat è stato colpito in pieno petto da un proiettile sparato dai militari. La famiglia ha riferito che il ragazzo era stato liberato appena una settimana fa dopo un periodo di detenzione in un carcere israeliano.

In tutta la Cisgiordania nelle ultime  48 ore sono stati arrestati oltre 80 palestinesi tra i quali ex ministri e deputati di Hamas. La scorsa notte uomini armati hanno sparato da un’auto in corsa contro una postazione della polizia di frontiera israeliana all’altezza della cittadina di Beit Jala, nei pressi dei tunnel stradali che collegano la colonia ebraica di Gilo (Gerusalemme) con il sud della Cisgiordania. Non ci sono stati feriti.

In queste ore sono ricercati due militanti del movimento islamico Hamas che da giovedì non hanno fatto ritorno a casa e che, secondo i servizi di sicurezza israeliani, potrebbero essere coinvolti del rapimento.  Il governo israeliano è certo che dietro l’accaduto ci sia Hamas che, invece, nega con forza ogni responsabilità. Il premier Netanyahu ha puntato l’indice contro il movimento islamico ieri durante la riunione del governo. “Siamo certi del suo coinvolgimento e questo avrà gravi conseguenze”, ha avvertito il primo ministro che è tornato a denunciare anche la decisione del presidente palestinese Abu Mazen di formare un governo con gli islamisti.

L’Autorità nazionale palestinese, messa sotto accusa da Netanyahu,  denuncia che Israele sta attuando una punizione collettiva contro l’intera popolazione della Cisgiordania.

Da perlapace.it

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