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Pittelli, si risveglia la collina dei veleni

 

di Andrea Palladino*

TOXICLEAKS A LA SPEZIA// – Quattro trincee, duemila metri quadri di bosco sequestrati. Il fazzoletto di terra a valle della gigantesca discarica di Pitelli a La Spezia ha un valore storico. Sono passati quasi vent’anni dagli arresti del 1996, quando per l’imprenditore più influente del levante ligure, Orazio Duvia, scattarono le manette. Venne accusato di aver corrotto decine di funzionari pubblici, ufficiali della Marina, politici.  E di disastro ambientale, per aver gettato per due decenni veleni nella collina sul Golfo dei poeti. Poi quattordici anni di processo, le prescrizioni e l’assoluzione dal reato più grave, la devastazione dell’ambiente. Una scure che sembrava aver chiuso per sempre la partita, tutta a favore del gruppo di imprenditori coinvolti.

Gli scavi nella zona di “Campetto”. La settimana scorsa i conti tra la città e la collina dei veleni si sono riaperti, con una nuova indagine. Mesi di lavoro sotterraneo, sentendo fonti, “ascoltando il territorio”, spiegano gli investigatori della Forestale, che hanno ottenuto una delega dal procuratore di La Spezia Luca Monteverde per riaprire i fascicoli su Pitelli. Indagini che si sono consolidate attraverso i riscontri tecnici: l’analisi dei dati dei magnetometri e la ricerca dei metalli infilati nel terreno. Giovedì 12 giugno il Corpo forestale dello Stato di La Spezia ha affondato il primo colpo, scavando con le ruspe a meno di duecento metri dall’antico sito della discarica – oggi in fase di messa in sicurezza – tra l’area della zona chiamata “Campetto” e l’ingresso su via Pitelli.

I rifiuti militari.  Su quattro buche, tre hanno restituito una melma nera, oleosa, dall’odore acre e intenso. Idrocarburi, apparentemente. Ma non solo. Pezzi di fusti ormai distrutti dal tempo, qualche sacca con la scritta “Esercito italiano”, pezzi di plastica. E, forse, altri veleni più pericolosi. Le analisi affidate all’Arpa Liguria tra circa un mese daranno una prima diagnosi sul contenuto di quella melma nera. Non è finita qui. I possibili target della squadra del Corpo forestale dello Stato sono tanti, dispersi in un territorio dove la paura di una terra dei fuochi ligure cresce ora dopo ora. A febbraio in una zona appena fuori dalla città – distante chilometri da Pitelli – altri idrocarburi sono affiorati durante i lavori del comune per un canale di scolo. A distanza di mesi ancora l’odore è percepibile, acre e a volte insopportabile.

È tutto prescritto.  “Che abbiamo nella nostra terra?”, è la domanda che leggi negli sguardi di chi chiede, di chi aspetta notizie. Molto difficile sarà individuare i responsabili. Gli eventuali reati sono ampiamente prescritti e – a distanza di tempo – non sarà possibile capire chi ha sversato quei veleni. La zona sequestrata a Pitelli è sicuramente di proprietà di Orazio Duvia, il patron della discarica dei veleni. Ma lui sostiene che con quelle melme non ha nulla a che vedere, che quei rifiuti erano presenti prima del suo acquisto. Gli abitanti di via Pitelli sorridono: i camion – spiegano – arrivarono con lui: “Prima quest’area era un’oasi, uno dei posti più belli del Golfo dei poeti”.

*inviato a La Spezia per “Toxicleaks.org”

Da liberainformazione.org

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