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Gela. Battaglia di denunce su inquinamento raffineria

 

Un’associazione ambientalista ha chiesto cinque milioni di danni all’ENI che a sua volta ha chiesto un milione di danni all’imprenditore che la guida

Dopo avere denunciato qualche mese fa, con un post su Facebook, l’inquinamento causato dalla raffineria di Gela (in provincia di Caltanissetta), l’imprenditore ed ambientalista David Melfa è stato citato in giudizio dagli amministratori dello stabilimento dell’Eni, che chiedono un milione di euro di risarcimento per diffamazione e lesione all’immagine. L’atto di citazione, datato 16 aprile, è stato notificato a Melfa il 5 giugno.

“Ho detto che l’inquinamento della raffineria ha creato un disastro ambientale, che il petrolchimico e il pet coke sono causa di morte, malattie e malformazioni e che i costi ambientali altissimi sono causati dall’Eni”, ha spiegato in un comunicato Melfa, che definisce “sconcertante e senza precedenti” l’azione legale dell’Eni.

L’imprenditore, 39 anni, è il fondatore di un’associazione ambientalista, la “Green antinquinamento”, la quale a febbraio – insieme ad altri attivisti che si oppongono alla raffineria di Milazzo – ha promosso contro l’Eni azione risarcitoria di danni ambientali e alla persona per un valore di 5 miliardi di euro. La somma verrebbe eventualmente donata ad ammalati di tumore e malformazioni genetiche.

Dopo avere ricevuto l’atto di citazione in giudizio, l’attivista ha presentato una controquerela per rispondere all’azione legale intrapresa dalla raffineria. L’imprenditore ritiene che, colpendo lui, l’azienda voglia lanciare un segnale a tutti coloro che denunciano l’inquinamento nella zona. “Il mio attivismo e le mie battaglie per la salvaguardia dell’ambiente e della salute – ha detto – sono sempre state una spina nel fianco del petrolchimico di Gela che, a tutta evidenza, invocando una condanna esemplare al risarcimento per l’abnorme somma di un milione, intenderebbe impedire la prosecuzione di tale impegno, scoraggiando la promozione di qualsiasi analoga iniziativa”. Melfa ha annunciato che l’eventuale somma che otterrà dalla richiesta di risarcimento sarà donata alla città per creare a Gela una università specializzata in studi sull’ecologia.

A suscitare la reazione della “Raffineria di Gela spa” sembra abbia contribuito l’uso di termini come “campo di concentramento”, “forni crematoi” e “criminali ambientali” all’interno del post di Melfa pubblicato su Facebook.

COA/ASP

Da ossigenoinformazione.it

Un’associazione ambientalista ha chiesto cinque milioni di danni all’ENI che a sua volta ha chiesto un milione di danni all’imprenditore che la guida

Dopo avere denunciato qualche mese fa, con un post su Facebook, l’inquinamento causato dalla raffineria di Gela (in provincia di Caltanissetta), l’imprenditore ed ambientalista David Melfa è stato citato in giudizio dagli amministratori dello stabilimento dell’Eni, che chiedono un milione di euro di risarcimento per diffamazione e lesione all’immagine. L’atto di citazione, datato 16 aprile, è stato notificato a Melfa il 5 giugno.

“Ho detto che l’inquinamento della raffineria ha creato un disastro ambientale, che il petrolchimico e il pet coke sono causa di morte, malattie e malformazioni e che i costi ambientali altissimi sono causati dall’Eni”, ha spiegato in un comunicato Melfa, che definisce “sconcertante e senza precedenti” l’azione legale dell’Eni.

L’imprenditore, 39 anni, è il fondatore di un’associazione ambientalista, la “Green antinquinamento”, la quale a febbraio – insieme ad altri attivisti che si oppongono alla raffineria di Milazzo – ha promosso contro l’Eni azione risarcitoria di danni ambientali e alla persona per un valore di 5 miliardi di euro. La somma verrebbe eventualmente donata ad ammalati di tumore e malformazioni genetiche.

Dopo avere ricevuto l’atto di citazione in giudizio, l’attivista ha presentato una controquerela per rispondere all’azione legale intrapresa dalla raffineria. L’imprenditore ritiene che, colpendo lui, l’azienda voglia lanciare un segnale a tutti coloro che denunciano l’inquinamento nella zona. “Il mio attivismo e le mie battaglie per la salvaguardia dell’ambiente e della salute – ha detto – sono sempre state una spina nel fianco del petrolchimico di Gela che, a tutta evidenza, invocando una condanna esemplare al risarcimento per l’abnorme somma di un milione, intenderebbe impedire la prosecuzione di tale impegno, scoraggiando la promozione di qualsiasi analoga iniziativa”. Melfa ha annunciato che l’eventuale somma che otterrà dalla richiesta di risarcimento sarà donata alla città per creare a Gela una università specializzata in studi sull’ecologia.

A suscitare la reazione della “Raffineria di Gela spa” sembra abbia contribuito l’uso di termini come “campo di concentramento”, “forni crematoi” e “criminali ambientali” all’interno del post di Melfa pubblicato su Facebook.

COA/ASP

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