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Caro Presidente ti scrivo

 

Sandra Bonsanti

Caro Presidente Napolitano,
cerco di vincere la rassegnazione che da tempo mi paralizza e mi rivolgo a te, sommo custode dei valori che costituiscono la base della nostra democrazia parlamentare.
Poche parole, poche righe che è probabile non ti raggiungano nemmeno o che tu comunque decida di scartare come ennesima conferma della fastidiosa presenza di gufi, nei quali dovrei riconoscermi non potendo farlo con i professoroni.
Mi rivolgo a te perché semplicemente non ce la faccio più ad ascoltare ad ogni stormir di dissenso il ritornello-minaccia: o votate “questa” riforma del Senato, cioè in sostanza la sua soppressione, o andate/andiamo tutti a casa.
Caro presidente Napolitano, non è mai successo nella nostra difficile storia che un intero Parlamento fosse minacciato dal capo del governo e segretario del partito unico e dai suoi vice di esser “sciolto” se non accetta di votare una riforma, LA RIFORMA, secondo lo schema già concordato in un incontro, un “patto” rimasto segreto. Sì, segreto.
A che serve chiedere trasparenza e verità sui momenti più bui della nostra storia se poi si accetta che qualcuno metta le mani sulla Costituzione, basandosi su un accordo segreto e sul fatto che ha avuto tanti voti alle primarie di partito o in una elezione europea?
Ma allora i 15 milioni e settecentomila cittadini che nel 2006, guidati dal presidente Scalfaro, dissero NO alla riforma di Berlusconi non contano nulla?
Scalfaro ed Elia ci dissero allora che quei milioni rappresentavano il primo, vero referendum sulla Costituzione del ’48, rappresentavano il primo grande riconoscimento del popolo italiano ai padri costituenti. Ho ancora nel cuore le loro parole e il sentimento di quei giorni indimenticabili vissuti accanto a loro. Furono loro a insegnarci che la Costituzione poteva e doveva essere aggiornata. E anche il bicameralismo perfetto poteva esser sostituito da un meccanismo diverso. Ma non come voleva Berlusconi e come Berlusconi vuole ancora oggi e insieme a lui una parte importante di quella che era la sinistra e di quello che era il tuo partito.
Aggiornare, ma non con una imposizione del governo!!! Questo proprio no. Forse su questo punto tu puoi intervenire, ricordando a tutti coloro che fingono di averlo dimenticato quale sia il ruolo del Parlamento in una libera democrazia: quella conquistata per tutti gli italiani settant’anni orsono.
Grazie se mi leggerai,
Sandra Bonsanti.

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