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Elezioni Europee. Liste elettorali e candidati nell’analisi dell’Istituto Cattaneo

 

di  a cura di Aldo Di Virgilio, Andrea Pedrazzini, Luca Pinto

ROMA – L’Istituto Cattaneo ha analizzato la composizione delle liste elettorali presenti alle elezioni europee del prossimo 25 maggio. Più specificatamente, l’analisi approfondisce i seguenti aspetti: multicandidature, conferma degli europarlamentari uscenti, candidatura di deputati e senatori in carica, rappresentanza di genere, età dei candidati.

Il 25 maggio gli elettori sceglieranno la pattuglia dei 73 parlamentari italiani della VIII legislatura del Parlamento europeo. Lo faranno trovando sulla scheda 11 liste (12 nella circoscrizione Nord Est, l’unica in cui è presente l’SVP, che gode di regole speciali a tutela della minoranze linguistiche). Le 11 liste sono le seguenti: Fratelli d’Italia – Alleanza nazionale (FdI-An), Forza Italia (FI), Italia dei valori (Idv), Lega Nord – Die frieheiltlichen – Basta €uro (Ln), Movimento 5 stelle (M5s), Io cambio – Movimento associativo italiani all’estero (Maie), Nuovo centrodestra – Unione di centro (Ncd-Udc), Partito democratico (Pd), Scelta europea (Se-Alde), L’altra Europa con Tsipras (Lista Tsipras) e Verdi europei – Green Italia (Verdi). Questi ultimi, inizialmente esclusi, sono stati riammessi in extremis perché, pur non essendo riusciti a raccogliere le 150.000 firme necessarie per l’ammissione della lista, sono stati considerati dall’Ufficio elettorale della Corte di Cassazione un partito di rilevanza nazionale. La Cassazione ha invece escluso da questa tornata elettorale quattro altre liste: il Partito comunista di Marco Rizzo, Forza nuova, la lista Pensionati&Lavoro – Associazione degli italiani in Sud America e il Movimento Bunga-bunga – Unione sud americani emigranti italiani (Usei).

 In Italia sistema proporzionale con sbarramento al 4% 

Le elezioni si svolgeranno, come nel 2009, con un sistema elettorale proporzionale che prevede una soglia di sbarramento nazionale del 4% ( a questo proposito  un ricorso è stato presentato alla Corte Costituzionale ndr) Ciò ha spinto alcuni partiti a formare alleanze elettorali per superare più agevolmente la soglia. È il caso, in particolare, della lista Ncd-Udc e di Scelta europea (che raccoglie Scelta civica, Centro democratico e Fare per fermare il declino). Le elezioni europee prevedono che il territorio nazionale sia suddiviso in cinque circoscrizioni: Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud e Isole. Gli elettori votano per una lista, all’interno della quale possono esprimere fino a tre preferenze. L’assegnazione proporzionale dei 73 seggi alle liste che supereranno il 4% dovrà rispettare la seguente ripartizione territoriale: 20 seggi per il Nord Ovest, 14 per il Nord est, 14 per il Centro, 17 per il Sud, 8 per le Isole. Il numero totale delle candidature è 802 (10 liste con 73 nomi, più i Verdi che hanno 72 candidati ammessi), a cui bisogna poi aggiungere i cinque candidati dell’Svp.

La presenza di candidati che compaiono in più circoscrizioni

, Alle 802 candidature corrispondono 748 candidati, per la presenza di 27 multicandidati, cioè nomi che compaiono in più circoscrizioni. Quattro liste hanno fatto ricorso più delle altre alle multicandidature. Due liste,FdI e Ln, ne hanno approfittato per candidare il proprio leader (Giorgia Meloni e Matteo Salvini rispettivamente) come capolista in tutte e cinque le circoscrizioni, confidando in un possibile “effetto traino”. Altre due, i Verdi e soprattutto il Maie, con 13 multicandidati che coprono ben 43 posizioni, hanno fatto ricorso alle multicandidature soprattutto per colmare lacune di organico. Il mandato di parlamentare europeo è incompatibile con altre cariche, in particolare con quella di parlamentare nazionale. Nonostante ciò, molti partiti presentano nelle proprie liste deputati e senatori. In caso di elezione essi dovranno scegliere se rimanere in Italia o spostarsi a Bruxelles. la lista con il maggior numero di parlamentari tra i propri candidatiè Ncd-Udc (9, circa il 12% del totale). Occorre considerare che per l’Ncd queste elezioni rappresentano il battesimo delle urne. Il partito di Angelino Alfano è infatti un partito nuovo che si fonda su un radicamento territoriale tutto da verificare, basato sulla sua rete di eletti. Sembra naturale, quindi, che si affidi molto più delle altre liste ai nomi forti della sua compagine parlamentare, confidando sulla loro capacità di attrarre voti di preferenza.

Confermare o punire i parlamentari uscenti

Le elezioni sono anche un modo per confermare o punire i parlamentari uscenti. Nel clima politico  odierno, così ostile alla “casta” dei politici e sensibile quindi al rinnovamento e alla circolazione degli eletti, quanti degli uscenti sono riusciti ad ottenere la ricandidatura? Circa il 22% dei candidati di Pd e FI è composto da europarlamentari uscenti. Questo dipende, evidentemente, dal fatto che in termini assoluti Pd e FI contano il maggior numero di europarlamentari. Più precisamente, FI ha praticamente confermato tutti i suoi uscenti. Unica eccezione è Sergio Berlato, che invece di candidarsi con FI si candida con FdI-An, partito che porta in lista anche Magdi Cristiano Allam, eletto nel 2009 come indipendente nelle liste dell’Udc. Il Pd ha invece confermato 16 dei sui 23 europarlamentari.

La questione della rappresentanza di genere

La connotazione di genere dei candidati è un tratto ormai cruciale nel dibattito. Lo stesso progetto di riforma elettorale per l’elezione della Camera (il cosiddetto Italicum) ha rischiato di naufragare proprio sulla rappresentanza obbligatoria di genere. La proposta, si ricorderà, ha lacerato in maniera trasversale i gruppi parlamentari ed è stata respinta con un secco “no” alle quote rosa (così a Montecitorio; è probabile se ne discuterà ancora a Palazzo Madama). Per le elezioni europee, gli orientamenti sembrano diversi. Nel marzo scorso, infatti, i gruppi parlamentari hanno raggiunto un’intesa per approvare una norma che, a partire dalle elezioni europee del 2019, garantirà parità di genere obbligatoria nella composizione delle liste elettorali. Anche se per queste elezioni la legge non prescrive alcun obbligo, una norma transitoria stabilisce che, per il voto del 25 maggio prossimo, in caso di preferenze attribuite a tre candidati dello stesso genere, la terza preferenza sia considerata nulla. Andiamo a vedere in che modo i partiti hanno reagito a queste novità.  Tra i candidati le donne sono poco più di un terzo del totale (36,5%). Più specificamente, i Verdi presentano più donne che uomini (53% e 47% rispettivamente), il M5s,che ha scelto tutti i propri candidati con primarie telematiche, è il secondo partito con più donne in lista (47% dei suoi candidati), seguito dalla Lista Tsipras (45% circa). Anche Pd e FI sono sopra la media, con oltre il 40% di donne tra i propri candidati. A netta preponderanza maschile sono invece le liste Ncd-Udc, con solo poco più del 16% di donne tra i propri candidati, e FdI-AN (29%).

La composizione dell’elettorato per fasce di età

La diversa composizione dell’elettorato dei partiti per fasce d’età ha rappresentato uno degli elementi più interessanti, e potenzialmente dirompenti, delle elezioni politiche del febbraio 2013. Le analisi post-elettorali hanno messo in luce che il M5s aveva raccolto tra gli under 35 circa il 40% dei voti, mentre il seguito elettorale di Pd e Pdl si concentrava nelle coorti più anziane dell’elettorato. In che misura questi dati si rispecchiano, o hanno condizionato, la composizione delle liste elettorali per le elezioni europee del 25 maggio? Ll’età media dei candidati M5s è di 10 anni più bassa rispetto alla media: 38 annicontro 48. L’età media dei candidati di tutte le altre liste supera i 46 anni, con picchi di 53 perNcd-Udc e Lista Tsipras, tra le cui fila milita il candidato più anziano presente in queste elezioni: Ermanno Rea, 86 anni, candidato nella circoscrizione Sud.

Da dazebao.it

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