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A che punto è il salto nel vuoto?

 

Ora che mancano otto giorni alle elezioni del 25 maggio, che i sondaggi non possono neppure essere esibiti nei telegiornali e anche i quotidiani ne debbono fare a meno, ci si può fermare un momento e chiedersi se il salto nel vuoto, prefigurato ampiamente nelle elezioni del febbraio 2013, è ancora probabile o le cose in questi pochi mesi sono per fortuna cambiate.  La risposta non è semplice, se soltanto ci si guarda un po’ indietro, analizzando appunto le ultime elezioni politiche che abbiamo vissuto, poco più di un anno fa. In quella tornata elettorale-è il caso di ricordarlo-il quaranta per cento degli elettori aveva votato in maniera diversa rispetto alle prece denti del 2008. Il soggetto nuovo , il movimento di Grillo ha portato alla Camera il maggior numero dei deputati rispetto agli altri due partiti più forti(il Partito democratico e Forza Italia)  ed è risultato il  primo partito in quaranta province mentre il Partito democratico lo è stato soltanto in diciassette.  La fiducia nei partiti politici è scesa in Italia al cinque per cento e l’astensionismo elettorale si è attestato al venticinque per cento, un risultato mai raggiunto in precedenza .  Lo sradicamento territoriale maggiore è toccato alla Lega Nord di Bossi che ha visto la sua base elettorale passare dall’8,3 % per cento al 4,1%, in Lombardia  e passata dal 21,9 % dei voti al 12,9% e si è molto allontanata dai risultati delle regionali del 2010 in cui aveva conquistato il primato e la presidenza in Veneto e in Piemonte. Nelle ultime politiche la Lega ha conquistato soltanto la provincia di Sondrio. Grillo è andato avanti soprattutto sfruttando il malessere degli italiani rispetto all’economia, alle qualità morali e intellettuali    delle nostre classi dirigenti.  Tre caratteristiche, dicono gli scienziati politici accreditati dai media, caratterizzano il populismo ancora imperante in Italia: partiti senza classi, l’indebolirsi del bipolarismo, i media, a cominciare dalle televisioni, giocano un ruolo  importante e complesso e non è un caso che il movimento Cinque Stelle abbia sottolineato il carattere multimediale della sua campagna elettorale.

E, per concludere quella che resta una breve riflessione a otto giorni dalla scadenza elettorale, vale la pena di riportare quel lo che scriveva Giovanni  il decano dei nostri editorialisti, cinque anni fa, sul grande giornale della borghesia milanese, il Corriere della Sera: “Le dittature-notava lo studioso-sono Stati caratterizzati da Costituzioni incostituzionali, Stati la cui forma (Costituzione) consente e autorizza un esercizio concentrato e incontrollato del potere politico. Nessuno si dichiara più   dittatore. Tutti fanno finta di non esserlo. Ma lo sono.”

E ancora Sartori nota un aspetto molto diffuso di questi tempi: “Oggi la strategia di conquista dittatoriale delle democrazie è graduale e molto più raffinata. E’ una strategia che sviluppa “costituzioni incostituzionali” e cioè che ne elimina senza dare nell’occhio le  strutture garantistiche. Quando è così i cittadini sono garantiti dall’abuso di potere e sono comunque in condizione di difendere e affermare la loro libertà. Quando non è più così, le Costituzioni diventano semplicemente qualsiasi forma, qualsiasi struttura, che ogni Stato si dà. Con tanti saluti alle libertà dei cittadini.”         

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