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Risarcimento

 

Le proposte di legge di iniziativa popolare (art. 71 Costituzione) sono sempre state vanificate dalla loro mancata discussione. Le 50.000 firme necessarie per presentarle, raccolte con fatica dai promotori, finiscono in scatoloni regolarmente dimenticati nei magazzini parlamentari. Allora perché non prevedere – tra le modifiche in discussione della Carta – l’obbligo di discussione delle proposte di legge di iniziativa popolare entro termini certi?

Il referendum abrogativo (art. 75 Costituzione) richiede 500.000 firme, ma non produce effetto se i partecipanti non superano la metà degli aventi diritto al voto. Questo significa che la zavorra degli astenuti cronici riesce sempre più spesso ad affondare ogni iniziativa referendaria.
Allora perché non prevedere la validità dei referendum se  i partecipanti superano la metà dei votanti alle ultime elezioni o rispetto alla media delle consultazioni elettorali più recenti?
La democrazia diretta  e i suoi strumenti principali sono sempre più obsoleti e  trascurati, mentre il “potere del fare” suona e manda flash di abbaglianti per superare in velocità ogni dubbio.
Aggiornare gli strumenti di democrazia diretta sarebbe un segnale di attenzione verso i cittadini molto importante.
Anzi, una sorta di risarcimento dovuto, per compensare almeno in parte la mortificazione della rappresentanza che le liste bloccate imporranno.

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