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Populisti di lotta e di governo. Caffè del 22

 

Mi ha colpito ieri un tweet di Vittorio Zucconi: “Attendo con ansia la Liberazione, il 25 Maggio…la Liberazione da questa demenziale euro campagna elettorale”. Oggi Ilvo Diamanti scrive: “Siamo tutti populisti”. Da Marine Le Pen alla Lega, da Orbán a Grillo, da Alba Dorata e all’immancabile Silvio Berlusconi. Diamanti è, tuttavia, uno studioso, ecco che si chiede pure se “la messa in scena della politica…capace di parlare al popolo”, tipica di Matteo Renzi, non rientri per caso anch’essa nella categoria del populismo. E, per buona misura, si chiede se non ci rientri persino lo stil novo di Francesco Papa. Lascerei da parte il Papa, che non cerca voti ma usa la parola per abbattere le mura del Vaticano e non finire chiuso dentro i 700 metri quadrati dell’attico insonorizzato di un prete sontuoso, pomposo, presuntuoso. Direi, invece che la scommessa politica di Renzi sta nella capacità di parlare al Popolo e vincere le elezioni, senza rimanere impigliato in una retorica, populista, del subito e del facile che il paese pagherebbe nel prossimo futuro.

Le prime pagine. Il Corriere, oggi, vede nero: “Acquisti e viaggi, i dati al fisco”: Oddio, le tasse! “Nuovi sbarchi, l’Italia non ha più risorse”. Servono 9 milioni per l’accoglienza! Gasparri propone di eliminare il programma mare nostrum, Carfagna dice no. Il Fatto titola: “Un milione di famiglie povere. Renzi a queste chi ci pensa?”. Sono, per essere esatti, un milione e 100mila le famiglie che vivono senza poter contare su di un reddito da lavoro. Dunque ci vuole più lasser faire, secondo la Stampa che titola: “Test lavoro, per Renzi sfida sulla flessibilità”. Sacconi, nuovo centro destra, vuole riportare a 8 i contratti a termine nella disponibilità incontrollata degli imprenditori, che la Commissione Lavoro della Camera aveva ridotto a 5. Sfida elettorale che il governo dovrà, probabilmente, risolvere con la fiducia. Dall’altro lato, sempre la Stampa, ospita un’intervista a Casson, il quale spiega che con M5S è ora possibile quella riforma della giustizia impensabile sotto il ricatto di berlusconiani e diversamente berlusconiani.

Il Giornale prova a scuotere la destra: “Paghiamo gli sbarchi 300mila euro al giorno”. “Berlusconi ha deciso: torna in piazza”. Ma solo dopo il 28 aprile, giorno in cui sarà assegnato agli anziani, per non rischiare, prima, i domiciliari. Repubblica rivela “piano segreto per tagliare gli F35. Via la metà degli aerei”. E via il segreto di stato – ne scrive la Tobagi – su stragi e altre porcherie commesse da mafia, fascisti e servizi segreti, in nome dell’ordine e della stabilità.

Proprio Repubblica ospita un’intervista a Maria Elena Boschi, “Il Senato non eletto fu proposto dall’Ulivo. Chiti ritiri la sua proposta e rispetti la scelta del Pd”. Si tratta di una richiesta tutta “politica” perché Renzi e Boschi sanno che non ritireremo proprio nulla. L’obiettivo è quello di presentare chi appoggia Renzi ma si preoccupa del futuro come i famosi “pidocchi nella criniera di un nobile cavallo da corsa”, frase coniata da Togliatti per Cucchi e Magnani.

Cara Maria Elena, è vero il Senato non eletto direttamente fu immaginato al tempo dell’Ulivo. E, se è per questo, già prima Ingrao voleva abolire la Camera Alta. Però allora nessuno immaginava una legge elettorale grazie alla quale tre signori, Grillo, Berlusconi, Renzi potrebbero contendersi un ampio premio di maggioranza, ricacciare fuori dal Parlamento partiti dell’8%, costruirsi quante più liste civetta, scegliersi uno ad uno i deputati da portare alla Camera.

“Vedere cammello, dare tappeto”. In prima lettura voteremo no a un Senato di secondo grado. Se poi verrà smantellato l’accordo con Verdini sulla legge elettorale, ci sarà tempo per riparlarne. In ogni caso no a Sindaci e Governatori che in più fanno pure i Senatori. Non è dignitoso né sensato: troppo lavoro. E mette il cittadino di Moncalieri o di Nichelino nella condizione di non aver votato né per il sindaco della sua città metropolitana né per il suo senatore, a differenza di quella cognata che risiede a Roma o a Torino.  

Cara Maria Elena, ho visto che Lei conta molto – ha avuto la signorilità di specificarlo – sull’aiuto della Presidente della Commissione Affari Costituzionali, Anna Finocchiaro. Però mi creda, se la riforma non sarà approvata a maggio, a causa dell’incaponirsi del governo sul suo disegno di legge mentre senatori di tutti i gruppi presentano documenti per dimezzare il numero dei parlamentari, affidare fiducia e leggi di bilancio solo alla Camera, e #cambiareverso alle nostre istituzioni rappresentative, beh, la responsabilità sarà solo Sua. E non servirà dire: c’erano le Europee.

Da corradinomineo.it

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