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Formazione, ho fatto il corso e vi dico che…

 

Ho testato e fatto il corso e-learnig sulla deontologia. Vi dico com’è andata e cosa penso dell’aggiornamento professionale obbligatorio per i giornalisti.

Claudio Visani

Ho voluto testare il corso e-learnig dell’Ordine dei giornalisti, ho fatto il test on line sulla deontologia, l’ho superato e ho incamerato i primi 10 crediti dei 60 che mi saranno necessari nei prossimi tre anni per mantenere l’iscrizione all’Albo e non incorrere in sanzioni disciplinari. Adesso vi racconto com’è andata. Poi dico la mia sull’aggiornamento professionale obbligatorio.

La Pec obbligatoria.
Il primo scoglio è la Pec, la postazione di posta certificata che è indispensabile possedere per poter accedere al (ai) corso (corsi). La si può ottenere, gratuitamente, collegandosi al sito del governo https://www.postacertificata.gov.it/ e compilando un modulo. Sempre per via telematica viene rilasciato un codice e un user-id che, con una tua password, consente l’accesso alla Pec.

Ma per attivare l’account – e questa è la prima contraddizione – bisogna andare fisicamente, dalle 24 ore successive ed entro tre mesi, in un ufficio postale con il modulo stampato e un documento di identità. Le Poste ti attivano l’account e ti rilasciano un altro modulo, cartaceo. Non costa niente, ma si perde tempo; anche molto, a seconda degli uffici postali.

Il sito della formazione.
Con l’account attivato si entra nel sito sulla formazione creato dall’Ordine nazionale dei giornalisti, all’indirizzo http://www.formazionegiornalisti.it/site/formazione-professionale-continua, ci si iscrive e, con un altro username e un’altra password, si entra nella propria home page del portale per l’aggiornamento professionale, dove si trovano le lezioni sui corsi (molto stringate, ma efficaci), le indicazioni sui materiali da studiare per approfondire le materie, i quattro test da superare con il punteggio minimo di 90 su 100 per ottenere la certificazione e i 10 punti del corso sulla deontologia.

Cosa ripassare.
Io ho dato una ripassata alla legge istitutiva dell’Ordine, alle varie Carte deontologiche, ho rinfrescato velocemente, per titoli, la mia memoria sulle nozioni di diritto e sulla legge per la stampa. Poi mi sono cimentato con i test, che hanno ciascuna parecchie domande, quasi tutte con tre possibili risposte di cui una soltanto giusta, e che non sono facili facili, e parecchie sono anche “ingannevoli”. Almeno, così a me sono sembrate.

Quattro prove non facilissime.
Per superare le quattro prove del test ho impiegato due mezze giornate (diciamo sei ore, tra ripasso e test). Una volta il sistema s’è bloccato, a metà di un test da 35 domande. Ho imprecato, ho dovuto uscire e rientrare, ma ho constatato che il test non era stato annullato: riprendeva da dove ero arrivato. E questo, credo, sia sintomo di una buona ingegneria del test e del portale. Alla fine sono stato promosso e ho potuto scaricare il certificato di frequenza che mi assegna i primi 10 punti, con relativa soddisfazione.

Cosa penso della formazione obbligatoria.
E adesso dico la mia sulla formazione e sul complesso meccanismo messo in piedi dall’Ordine nazionale per gestirla. Con qualche veloce premessa. Come i colleghi sanno, l’aggiornamento formativo è figlio della riforma degli Ordini professionali voluta dall’ex ministro della Giustizia, Severino (DPR 137 del 7 agosto 2012). Una “riformetta” che non è piaciuta per niente ai giornalisti. Così come a gran parte della categoria non piace il regolamento attuativo approvato dal Consiglio nazionale dell’Ordine.

I malumori nella categoria.
Soprattutto tra i professionisti (che ritengono di avere già dato) e i precari (che sono già svantaggiati e mal sopportano l’idea di dover perdere altro tempo e soldi) serpeggia il malumore per questo forzato “ritorno a scuola”. Fatto sta che l’aggiornamento professionale è diventato obbligatorio per “tutti i giornalisti in attività, iscritti all’Albo da più di tre anni”. Tutti dovranno portare a casa 60 crediti formativi – di cui soltanto 15 per la deontologia – in tre anni, per poter mantenere l’iscrizione all’Albo. Soltanto i pensionati non più in attività sono esentati.

Pro e contro.
Ne abbiamo dato ampiamente conto su Voltapagina, dove abbiamo ospitato i contributi utili di chi ha lavorato al regolamento (in particolare con l’articolo e le Faq di Chiara Longo Bifano e Stefano Natoli, due dei consiglieri nazionali che più si sono spesi sulla materia), i pareri favorevoli (pochi) e le opinioni sfavorevoli (anche molto sfavorevoli) di autorevoli colleghi, i dubbi di diversi Ordini regionali a cui spetterà organizzare la gran parte dei corsi.

Io ritengo che la formazione per un giornalista (così come per un medico, un avvocato, un architetto) sia una cosa seria. Penso che l’aggiornamento professionale, se organizzato bene e fatto seriamente, sia una buona cosa, direi doverosa per chi fa questo delicato mestiere.
Ma non mi pare che oggi siamo in queste condizioni, e che il nostro Ordine professionale – ormai in mano ai pubblicisti – abbia le carte in regola per gestire una materia così complessa. Ergo, la penso, in gran parte, come il collega Beppe Errani, che su Voltapagina ha scritto due interventi che potete recuperare nella sezione giornalisti e giornalismi. Ritengo, come lui, che l’aggiornamento formativo si poteva fermare alla deontologia e doveva essere gratuito per tutti.

Era meglio puntare solo sulla deontologia (gratis).
Confesso che questa convinzione si è rafforzata anche facendo il test. Ripassare le materie che sono alla base della nostra professione mi ha fatto bene. Sono contento di averlo fatto. Credo sia utile per tutti rinfrescare la materia, di tanto in tanto, aggiornarsi sulle carte deontologiche, su cosa è cambiato a livello normativo e legislativo. Il resto, dalle nuove tecnologie ai new media, dalla cultura generale alla qualificazione professionale, dovrebbe essere lasciato – penso – all’iniziativa di ciascuno di noi. O, meglio ancora, alla trattativa e agli accordi tra i sindacati dei giornalisti e gli editori. Invece la parte deontologica è solo un quarto del totale.

I rischi del “carrozzone”.
E i restanti tre quarti dell’aggiornamento professionale non è ancora per niente chiaro come saranno. Il meccanismo dei punteggi dei crediti (per la partecipazione a convegni, la pubblicazioni di libri e testi, l’insegnamento, e quant’altro) mi pare tutt’altro che lineare. Il carrozzone che si sta mettendo in piedi per gestire l’extra deontologia (Fondazioni comprese) lascia immaginare un nuovo e per niente necessario impulso alla burocrazia, a costosi appalti a costose agenzie formative, ai giri degli amici degli amici, a tanti soldi da gestire. Il tutto senza che vi sia ancora un Albo certificato dei formatori. E senza che ci sia il coinvolgimento degli editori nella faccenda, e nemmeno del sindacato. Quindi con i costi che rischiano di pesare interamente (o quasi) sui giornalisti.

Da voltapagina.it

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