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Kiev. Situazione drammatica. Scontri con la polizia, 25 morti e 300 feriti

 

KIEV – E’ ormai drammatica la situazione a Kiev dove il bilancio dei morti è salito a 25 vittime, dopo il violentissimo assalto di ieri della polizia.  Tra i morti anche un giornalista di Vesti, Vyacheslav Veremei e nove agenti, almeno secondo il ministero dell’Interno.  La situazione è ormai totalmente fuori controllo, si registrano anche circa 300 feriti tra cui 21 giornalisti.

Il presidente ucraino Viktor Yanukovych è stato costretto a prendere la parola di fronte alla nazione, per giustificare tanta violenza. Yanukovych ha gridato al golpe e ha minacciato i leader dell’opposizione “che hanno oltrepassato ogni limite”. “Senza avere un mandato dal popolo, questi cosiddetti politici hanno cercato di prendere il potere, violando la Costituzione, perseguendo la violenza e l’omicidio”, ha detto il capo di stato sempre più traballante nella sua posizione di leader, in riferimento ai sanguinosi scontri delle ultime ore.

L’assalto della polizia ai manifestanti era cominciato ieri pomeriggio, era scattato infatti un paio d’ore dopo un ultimatum, annunciato dal Ministero dell’Interno ucraino: se dopo le 18 locali i disordini fossero proseguiti, le forze di sicurezza sarebbero state costrette a “ricorrere ad azioni dure”. L’attacco da parte delle forze dell’ordine si è dunque verificato ed è stato molto più violento rispetto ai precedenti, al punto che la Germania ha addirittura ipotizzato sanzioni contro l’Ucraina.

Mosca invece punta il dito contro l’Ue asserendo che le violenze a Kiev sono la diretta conseguenza della politica dell’Occidente.

Oggi una quiete irreale ha accolto le prime luci del sole, tra canzoni rivoluzionarie e preghiere che si levavano tra le fila degli oppositori. Ma gli scontri sembrano solo all’inizio e i disordini si estendono ad altre città, a Leopoli stamattina i  manifestanti hanno fatto irruzione nella sede locale del ministero dell’Interno.

Migliaia di manifestanti restano oggi mobilitati su Maidan Nezalezhnosti, la Piazza dell’Indipendenza che ieri si è trasformata in un tragico campo di battaglia tra fronte anti-Yanukovich e forze dell’ordine. La protesta nel nome dell’avvicinamento all’Ue non è stata del tutto dispersa: politici, religiosi, artisti, si sono succeduti nella notte sul palco di Maidan, malgrado le violenze. A tratti è stato intonato l’inno nazionale, in un evidente avvertimento al potere dalla variegata compagine dei manifestanti, accomunata da un obiettivo, quello di costringere il presidente Viktor Yanukovich ad andarsene.

I  disordini intanto sembrano estendersi ad altre città, in particolare Leopoli.  I timori di Yanukovich e alleati si concentrano proprio su Leopoli, roccaforte della contestazione nell’Ovest dell’Ucraina, dove migliaia di manifestanti hanno preso d’assalto la sede dell’amministrazione regionale e della polizia, oltre ad edifici militari. L’agenzia Unian segnala che gli attivisti dell’opposizione controllano ora anche un deposito di armamenti.

Secondo Interfax, stamattina le forze speciali, Berkut, hanno bloccato un treno in arrivo da Leopoli: non sono state fornite spiegazioni, ma è chiaro il crescente legame tra la piazza in rivolta a Kiev e gli sviluppi nella città occidentale.

L’ambasciatore italiano: assistiamo italiani a Kiev, in contatto con unità di crisi

“Abbiamo un certo numero di italiani residenti a Kiev, iscritti all’Anagrafe consolare, e loro sono continuamente assistiti da noi, sin dall’avvio della crisi, con indicazioni di cautela. Bisogna dire che in tutta l’Ucraina gli italiani iscritti all’anagrafe sono circa 500, 300 dei quali solo a Kiev. A loro vanno aggiunti ovviamente gli italiani di passaggio, Kiev è una città molto grande e, nonostante quel che sta accadendo, la vita in alcune zone della città continua normalmente”. Lo afferma Fabrizio Romano, ambasciatore d’Italia a Kiev.  E aggiunge: “Voglio dire che noi siamo in contatto costante con l’Unità di Crisi della Farnesina, sin dal momento in cui il livello di tensione si è alzato in modo vertiginoso, ma soprattutto negli ultimi giorni abbiamo intensificato la nostra azione nei confronti dei connazionali”.

Vicepresidente Usa Joe Biden chiama il presidente ucraino e chiede dialogo

Il vicepresidente americano Joe Biden ha avuto un colloquio telefonico con il presidente Viktor Yanukovych per esprimere le sue preoccupazioni sulla situazione di Kiev e chiedere il ritiro delle forze di sicurezza dalle strade di Kiev. Il numero due degli Stati Uniti ha condannato le violenze da entrambe le parti, ma ha ricordato al governo di avere la responsabilità di ridurre le tensioni. Lo riferisce una nota della Casa Bianca in cui si  sottolinea che gli Stati Uniti sono impegnati a promuovere una risoluzione pacifica della crisi che rifletta le aspirazioni del popolo ucraino.

Da dazebao.it

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