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Renzi vince perché spara. Il caffè del 21

 

“Premio e doppio turno, sì del Pd a Renzi”, scrive il Corriere. Gli altri titoli sono variazioni sul tema. Dirò subito che la legge elettorale partorita dagli incontri, dalle telefonate, dalle minacce e dalle convenienze, cui Renzi ha imposto un ritmo febbrile, non mi piace ma funziona.

Non mi piace perché prevede liste bloccate: saranno ancora i gruppi dirigenti a scegliere gli eletti. Perché i partiti piccoli saranno costretti a baciare la pantofola del leader più forte in cambio di una poltrona: avremo ancora coalizioni insincere. Perché la soglia per ottenere il premio di maggioranza è bassa: con il 35 per cento si piglia tutto. Il doppio turno, eventuale. Perché avremo una sola camera con tanti deputati: l’eletto conterà poco e sarà difficile riparare agli errori che si commettono, per esempio, convertendo in legge un decreto.

Però funziona. Perché con la soglia dell’8 per cento si scoraggiano le velleità dei “piccoli” di cantare da soli. Perché ci sarà un vincitore per forza: se non al primo, almeno al turno di ballottaggio. Perché senza il Senato l’effetto maggioritario verrà esaltato. E la Consulta non avrà da ridire: aveva concesso la possibilità di liste bloccate, purché “corte”, e la legge, formalmente, rispetta il criterio, mentre l’eventualità del doppio turno rende più digeribile l’abuso del premio.

Chi ha vinto? Ha vinto Renzi, che ha costretto tutti a procedere di corsa, ha usato Berlusconi contro Alfano e Letta, ma ha costretto questi ultimi a dirgli grazie perché li tiene al governo. Ha vinto Berlusconi: nonostante la condanna, la decadenza e la possibile assegnazione ad aprile ai servizi di recupero, resta lui a dettar legge nel magma della destra. Certo, per ottenere questa iniezione di gerovital si è dovuto consegnare a un protagonista più giovane e più forte: con Renzi, il gioco fatto con D’Alema al tempo della bicamerale, non gli riuscirà. Ha perso Grillo: inessenziale, indeciso, livoroso e settario. Chi l’ha votato ora sa che questo strano condottiero può esprimere il mal di pancia e il disgusto dell’Italia profonda, ma non sa, e forse neppure vuole, cambiare l’Italia.

Nella Direzione del Pd si è consumato un dramma, quello di Gianni Cuperlo. Un uomo scelto a rappresentare il correntone ex DS ma che da tempo aveva posizioni diverse (mai stato a favore delle “larghe intese”, né delle liste bloccate, e non ha avuto niente da spartire con il tradimento dei 101 che hanno ucciso Bersani, preferendogli Berlusconi, Letta, Alfano e il governo a ogni costo). Renzi è stato brutale: gli ha rinfacciato errori e doppiezze non sue, fino  a dargli del nominato.

Purtroppo è mancata, in Direzione, una linea alternativa a quella del segretario. Non potendosi considerare tali, né la difesa, irragionevole, del governo Letta-Alfano, né le, pur giuste, obiezioni di contenuto alla legge. Renzi , infatti, non sostiene un provvedimento, né un pacchetto di riforme, porta avanti una sua visione del mondo, impone una road map. Chi volesse sfidarlo, senza apparire come uno capace solo di tirargli la giacca, dovrebbe dire cosa vuole a proposito dell’Europa, del lavoro, della lotta alla corruzione. E dovrebbe esser pronto a dar battaglia a viso aperto nel paese, invece che negli spazi ristretti di una commissione parlamentare o di un ufficio di gabinetto ministeriale.  Un esempio: in commissione antimafia, i magistrati di trapani hanno raccontato, ieri, l’incredibile trama corruttiva e mafiosa che domina quella provincia. Sono impotenti contro i corrotti per le leggi approvate negli anni scorsi e per l’effetto perverso della prescrizione. Ecco: si riparta da là, si usi la denuncia di Presadiretta sull’abbandono alla loro sorte dei testimoni di giustizia, si risponda all’allarme provocato dalle minacce di Riina e si lavori a costruire un nuovo grande movimento per cacciare la mafia che spadroneggia nello Stato. Insieme, si approvi la legge Grasso contro la corruzione e si sospenda la prescrizione dopo la prima condanna. Che dirà Renzi? Non si può perché Berlusconi si arrabbia e Alfano non vuole. O dirà lui, come fino a ieri ha fatto la ex maggioranza del Pd, che non si può destabilizzare il governo?

La politica è diventata extra parlamentare. Perché protagonisti sono ormai un sindaco non deputato, un pregiudicato decaduto e uno mai eletto. Detta così sembra una brutta cosa. Se però si sceglie il bicchiere a metà pieno, si può sostenere che sia finita l’idea di una politica arroccata nelle istituzioni, incapace di parlare al cuore delle persone e di sperimentare le buone idee nel dibattito e nel conflitto sociale.

Ci sarà tempo di parlarne. Oggi permettetemi di dire un grazie a Caludio Abbado, per quel che ha fatto per la musica e per l’Italia. Mi dispiace davvero che la malattia gli abbia impedito di far sentire la sua voce limpida e giusta nell’aula del Senato.

Da corradinomineo.it

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