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Inciampare nella memoria

 

Il giorno della memoria potrebbe essere un’occasione speciale per imbattersi nelle “pietre d’ inciampo”. Sono delle pietre di cm 10 x 10, le dimensioni di un sanpietrino, ricoperte di una lastra di ottone che l’artista tedesco Gunter Demning va, dal 1995, disseminando in tutta Europa. Davanti alle case in cui abitavano ebrei, ma anche oppositori politici, deportati nei lager e qui deceduti.

L’iscrizione è molto semplice: in questa casa abitava (nome e cognome); data di nascita; data dell’arresto e nome del lager; data di morte, quando conosciuta.
Non è facile scoprirle, date le dimensioni (anche se a Colonia si possono rintracciare con i tablet o gli smartphone) ma questo è voluto. Pietre d’inciampo, infatti, si chiamano a indicare la difficoltà dell’individuarle, ma anche il processo di riflessione che dovrebbero mettere in atto o di autocritica. Non a caso l’artista è tedesco. Lo stesso processo è attivato dall’atto di doversi chinare per leggere, poste come sono sulla soglia dell’abitazione.
Quanto all’ottone è una lega che più la si calpesta e più brilla: la memoria che non deve mai venire meno.
A Roma le pietre d’inciampo sono 191.
A Venezia, questo gennaio, in occasione del giorno della memoria ne sono state posate 12 . Nel sestiere di Cannaregio , dove ha sede anche l’antico ghetto. Qui una sola pietra davanti alla casa di riposo, con questa iscrizione:
17 agosto 1944.
DA QUESTA CASA
21 AMALATI (nel testo) ANZIANI DEPORTATI
ASSASSINATI NEI LAGER NAZISTI

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