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Chiesa e Terra dei fuochi

 

di Antonio Maria Mira*

«Dopo Napolitano anche i vescovi si mobilitano per laTerra dei fuochi», hanno titolato molti giornali e tg tra sabato e domenica a proposito del documento firmato dal cardinale Sepe e da sei vescovi dell’area più colpita dal dramma dei rifiuti. Poca memoria? O prevenzione? Già, perché, tra l’altro, i sette presuli nel loro documento così scrivono: «II disastro ambientale che denunciammo circa un anno fa…». Sì, esattamente il 16 novembre 2012, gli stessi “vescovi della Terra dei fuochi” avevano redatto un documento non meno duro che parlava di «vera ecatombe». Evidentemente dimenticato. Eppure, la nota giungeva dopo mesi di mobilitazione che aveva visto la Chiesa campana protagonista, a partire dall`impegno del parroco di Caivano, don Maurizio Patriciello, sostenuto dagli altri parroci, dal vescovo diAversa, Angelo Spinillo, e da altri vescovi campani. Chiesa in prima linea (non è un caso che sia il ministro Orlando sia Renzi abbiano voluto incontrare monsignor Sptnillo prima delle istituzioni lo cali). Chiesa al fianco di tanti cittadini, manifestazioni perle strade della Terra dei fuochi con in testa una croce, vescovi e sacerdoti, incontri, seminari, documenti. Iniziative cui ha dato voce “Avvenire”  giornale dei cattolici. Altro che «dopo». In quella terra lo sanno bene. Basta parlare coi cittadini di quel “popolo avvelenato”.

Tutti riconoscono il ruolo fondamentale della Chiesa. Basta parlare con loro, ma serve scendere tra quel “popolo avvelenato” che marcia con i propri pastori, che chiede aiuto ai propri pastori e che riceve risposte dai propri pastori. Invece fa più comodo trascurare o scrivere dei «silenzi» del passato (quanto giornalismo vive solo del tempo che fu…). Forse perché il presente è fatto di impegno ma anche di fede, di manifestazioni per le strade, ma anche di chiese piene, di giovani che riflettono di bonifiche e di salvaguardia del Creato. Difesa dell’ambiente e difesa della vita. Ma questo, evidentemente, interessa poco i grandi media. Non è una gara a «l’ho detto prima io» – che brutta gara sarebbe sul dramma di tante persone – ma semplicemente va riconosciuto che c’è chi si sporca le mani, spesso in silenzio. Ma silenzio non vuoi dire “silenziatore” che qualcuno vorrebbe sempre mettere alla Chiesa, e non solo sulla Terra dei fuochi.

*[Toni Mira per L’Avvenire]

Da liberainformazione.org

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